I vuoti di memoria possono celare il rischio di ictus. Secondo quanto riscontrato da uno studio olandese condotto da Arfan Ikram dell’Università Erasmus di Rotterdam sembra che la perdita di memoria momentanea possa essere un segnale di un possibile ictus, specie negli individui che possiedono un alto livello di istruzione.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Sroke, sarebbe stato avviato nel 2012 con un campione di più di 9000 individui volontari dai 50 anni in su, classificati anche a seconda della loro istruzione. Qui gli studiosi avrebbero osservato quanti tra questi soffrivano di problemi di memoria e alla fine sarebbero stati registrati oltre 1000 casi di ictus (di cui 663 ischemici, 99 emorragici e 372 non specificati), riscontrando una maggiore percentuale in coloro che avevano dichiarato momenti di defaillance e, di tanto in tanto, perdite di memoria. Questo rischio, tuttavia, sarebbe più accentuato negli individui con un più alto livello d’istruzione: “Dato il ruolo dell’istruzione nel rivelare insufficienza mnemonica, abbiamo studiato la stessa associazione, ma in tre gruppi distinti: basso livello di istruzione, istruzione media ed alta formazione“, ha spiegato Arfan Ikram, continuando “Abbiamo scoperto che l’associazione con l’ictus era più forte tra le persone con i più alti livelli di istruzione.” Secondo gli studiosi questo accade poiché, nonostante il cervello di questi individui sia più protetto da problemi cognitivi e di memoria, nel momento in cui compaiono questi sintomi, vorrebbe dire che si è già verificato qualche danno cerebrale importante.

In caso di future ricerche” conclude Ikram, “possiamo confermarne l’esito. Quindi vorrei valutare se le persone che si lamentano dei cambiamenti della propria memoria debbano essere considerate obiettivi primari per un’ulteriore valutazione del rischio e della prevenzione di ictus“.

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