Per ICSI si intende la microiniezione intracitoplasmica di spermatozoo, che consiste nell’introduzione di un unico spermatozoo all’interno di un ovocita maturo, al fine di ottenere la sua fecondazione. Sviluppata da un’equipe di Bruxelles, la tecnica è stata introdotta all’inizio degli anni ’90 generando una vera e propria rivoluzione nel trattamento dell’infertilità maschile. Ad è oggi tra le più utilizzate tecniche di procreazione medicalmente assistita, con percentuali di successo in costante crescita.

Nello specifico, la ICSI è indicata quando le difficoltà di concepimento della coppia sono imputabili alle caratteristiche del liquido seminale maschile, ad esempio in presenza di grave oligospermia, bassa concentrazione di spermatozoi, limitata mobilità degli stessi, percentuale elevata di spermatozoi malformati, azoospermia (assenza di spermatozoi) e nei casi di infertilità non spiegata (compresi casi in cui la FIVET - fecondazione in vitro e trasferimento embrionario - non abbia dato risultati).

La ICSI viene solitamente eseguita dopo una stimolazione ormonale delle ovaie, al fine di  far sviluppare più follicoli e ottenere così un maggior numero di ovociti fecondabili. Grazie a frequenti controlli ecografici viene quindi monitorata la loro crescita e lo sviluppo dell’endometrio. Quando i follicoli raggiungono le dimensioni desiderate, si procede stimolando l’ovulazione mediante somministrazione dell’ormone hCG (gonadotropina corionica umana). In regime ambulatoriale, 36 ore dopo l’iniezione di stimolo dell’ovulazione, vengono prelevati gli ovociti, che trasferiti in uno speciale liquido di coltura, verranno conservati in un incubatore alla temperatura di 37°C.

Lo stesso giorno del prelievo degli ovociti, vede essere raccolto anche lo sperma del partner, così da procedere alla fecondazione. Selezionati gli spermatozoi più forti e con la migliore capacità di fertilizzazione, con l’aiuto di un ago cannula, e tramite un apparecchio detto micromanipolatore, lo spermatozoo viene inserito direttamente nell’ovocita. Già dal giorno successivo è quindi possibile controllare al microscopio quanti e quali ovociti mostrano segni di avvenuta fecondazione.

A 48/72 ore dal prelievo ovocitario, gli embrioni sono pronti per il trasferimento in utero. Entro e non oltre 5 giorni dalla fecondazione, con l’ausilio di un catetere di plastica, 2 o 3 embrioni verranno quindi introdotti nell’utero. Se gli embrioni qualitativamente idonei dovessero risultare in numero maggiore rispetto a quelli necessari al transfer embrionale, i rimanenti possono essere crioconservati e utilizzati per un secondo ciclo, sia nel caso in cui la coppia desideri un altro bambino, che nell’eventualità di impianto fallimentare.