Il Vesuvio

Il 24 agosto del 79 d.c. un’eruzione del Vesuvio distrusse le città di Pompei ed Ercolano. Pompei si trova a 8 km dal vulcano e per tutto il pomeriggio una pioggia di pomice, ceneri e roccia incandescente cadde sulla popolazione che tentava di scappare. A Ercolano, a meno di 5 km dal Vesuvio, la pioggia di  cenere fu di minore entità all’inizio, ma a mezzanotte una colata piroclastica di ceneri e gas incandescenti, seguita da un fiume di fango bollente, travolse la città uccidendo gli abitanti. La mattina dopo Ercolano giaceva sepolta da 20 metri di depositi vulcanici. Un’altra ondata di ceneri e gas uccise il resto degli abitanti di Pompei e 3 metri di detriti vulcanici seppellirono la città. Nel corso degli anni gli archeologi hanno ritrovato corpi, edifici e oggetti che rivelano gli ultimi momenti di vita degli abitanti.

Il Krakatoa

Nel maggio del 1883 sull’isola indonesiana di Krakatoa ci fu un’eruzione di ceneri, gas e pomice. L’isola si trova in una zona instabile, dove la placca indo australiana sprofonda lentamente sotto quella euroasiatica. I brontolii di maggio furono solo un’avvisaglia della violenta esplosione che spazzò via Krakatoa il 27 agosto dello stesso anno. Il boato dell’esplosione, uno dei più forti mai registrati, fu avvertito a 3500 km di distanza. Nubi di polvere e cenere si levarono in cielo per 80  km, fecero il giro del globo e diedero origine a tramonti spettacolari in tutto il mondo. Il vulcano collassò e dal mare si sollevarono onde gigantesche di oltre 40 metri. Gli tsunami si abbatterono su 163 villaggi sulle coste di Giava e Sumatra distruggendoli e uccidendo circa 36.000 persone. Isole galleggianti di pomice furono a lungo un pericolo per le navi che solcavano l’Oceano Indiano.

Il Saint Helens

Il Saint Helens è uno dei 15 vulcani delle Cascade Range nella regione nordoccidentale degli Stati Uniti, zona in cui la placca Juan de la Fuca sprofonda sotto quella nordamericana. Il 20 marzo del 1980 una serie di terremoti a nordovest della montagna segnalarono il lento risveglio del vulcano, quiescente  dal 1857. Una settimana dopo una modesta eruzione proiettò ceneri e vapori nel cielo. Gruppi di vulcanologi arrivarono con vari strumenti per controllare l’attività del vulcano. All’inizio di maggio si sviluppò un rigonfiamento nel cono: il magma stava risalendo il camino. Il rigonfiamento si ingrandì di giorno in giorno fino a che il 18 maggio una violenta esplosione, innescata probabilmente da un altro terremoto, spazzò via il fianco settentrionale della montagna. L’esplosione causò un’imponente valanga che travolse un’area di 600 kmq e diede origine a fiumi di fango e inondazioni.