Lo scorso fine settimana il New York Times ha pubblicato un pezzo importante su come la base del successo di McDonald’s abbia lasciato i rivali degli hamburger Wendy’s e Burger King nella polvere. Tant’è che, nonostante la crisi imperante, la catena più famosa del mondo è riuscita ad incassare il 13% in più dal 2008. Sicuramente è merito dei 2miliardi di dollari di investimenti in marketing e pubblicità, nei prodotti sempre nuovi e a prezzi stracciati… ma c’è anche altro.

In questo “altro” finiscono la spina nel fianco di McDonald’s, ovvero quelle voci indipendenti del web che danno al junk food del filo da torcere… come le mamme blogger, che si interessano della salute dei propri figli e di quel che mangiano, e cercano di sensibilizzare le altre mamme nella rete. La tattica usata dai grandi brand è una sola: poiché non si può imporre il silenzio a queste persone, si tenta di far diventare amico il nemico. Come? Cercando di far cambiare loro la percezione che hanno dei loro prodotti.

Così ecco che fioccano gli inviti a eventi riservati ai blogger nei quartier generali della compagnia, servizio tutto compreso, invitando poi chi partecipa a scrivere un resoconto della giornata. E così, a suon di pranzi privati, inviti e “test” nelle cucine di prova, molte mamme blogger ammorbidiscono le loro posizioni, parlano in ogni caso del brand, e riescono a limare le voci taglienti.

Ma McDonald’s non è l’unico grande brand che adotta questa tattica. Sforzi sono stati fatti anche dalla Kraft, la Unilever e ConAgra, e persino dalle associazioni alimentari come il National Mango Board. Fino a pochi anni fa anche giganti come Nestlé, Frito-lay, Starbucks e Taco Bell hanno tentato di corteggiare le mamme blogger, facendo sollevare questioni etiche non indifferenti.

Ad esempio, verso la fine del 2010, la Corn Refiners Association prese una batosta nelle blogosfere quando “assoldarono” mamme che scrivessero dei benefici di valori alti di fruttosio in cambio di buoni da 50 dollari. Il risultato fu un’epurazione dalla rete di quelle blogger che accettarono il regalino da 50 dollari.

Ad ogni modo, il trend resta quello e le compagnie continuano a tentare chi scrive, in modo da volgere l’opinione pubblica verso pareri più favorevoli.
Non resta che confidare nell’integrita delle persone che scrivono e alla loro coscienza…