La notizia ha fatto insorgere gli animalisti italiani, ma siamo ancora ben lontani dall’ottenere qualcosa. Novecento macachi sono stati trasportati nelle notti scorse a Correzzana, in provincia di Monza, destinati a sperimentazione da laboratorio e vivisezione.

E negli ultimi due giorni il web si è costellato di interventi contro la barbarie della vivisezione, con tutta la drammaticità di queste pratiche che ormai – è ampiamente noto – sono soprattutto inefficaci e producono solo studi fallimentari.

La sensazione che si ha, però, è quella che infervorarsi serva a poco quando le leggi dell’Unione Europea consentono le pratiche della sperimentazione e della vivisezione animale in connivenza con gli interessi economici dei grandi gruppi farmaceutici – gli stessi che poi ci vendono a caro prezzo quei medicinali che ci risolvono un problema e ci scompensano tutto il resto, provocandocene altri e peggiori.

Nonostante il problema sia drammatico dal punto di vista etico, economico e sociale, credo anche che continuare a urlare e a riempire righe che descrivano le orrende torture alle quali questi animali saranno sottoposti serva a poco. Molti storceranno il naso e sceglieranno di non leggere. Ed è per questo che suggerisco a tutti la visione di un film-documentario che ho visto poco tempo fa e che ho trovato straordinariamente bello, per il suo modo di descrivere in modo delicato una realtà che delicata non è.

PROJECT NIM

http://www.youtube.com/watch?v=e_vha0FI0j8

Project Nim è un documentario che ripercorre la storia di uno scimpanzé (Nim, per l’appunto) che negli Stati Uniti ha vissuto un periodo di estrema popolarità negli anni Ottanta, perché fu il “protagonista” di un esperimento scientifico senza precedenti: adottato da una famiglia umana dalla nascita, Nim è stato cresciuto come un umano da una ricercatrice. Scopo dell’esperimento era quello di far imparare allo scimpanzé il linguaggio dei segni affinché comunicasse con i suoi genitori adottivi e con i suoi fratelli e sorelle umani. Nim crebbe per cinque anni come un bambino umano. Poi, però, la sua natura animale emerse: Nim era forte 10 volte tanto un uomo adulto, ed era costretto a fare cose che nella sua natura non erano.

Quando i ricercatori dovettero fare i conti con il fatto che Nim non era umano, ma era per l’appunto uno scimpanzé, decisero di darlo in carico ad altri ricercatori, per accelerare il suo processo di apprendimento. Nim non poteva assecondare la propria natura animale (non aveva mai socializzato in vita sua con un suo simile), ma non era neanche un essere umano. E nonostante la sua affezione verso i suoi “maestri”, finì nuovamente male: non poteva che ribellarsi.

Da qui comincia il vero calvario di Nim: prima affidato ad un centro di recupero primati (quello dove era nato), passando dal salotto di una casa ed i vestiti “da umano” all’essere buttato nudo in una gabbia sporca, e poi, acquistato come cavia per la sperimentazione in un laboratorio.

Grazie a una persona che gli si era affezionata al centro primati, Nim riuscirà a sfuggire, dopo mesi di esperimenti di laboratorio, a una fine certa, per inedia, per malattia, per il dolore dei voltafaccia di tutte quelle persone che lo avevano prima cresciuto e vezzeggiato come uno di loro, e poi lo avevano relegato al peggiore dei destini.

Ma si tratterà di un recupero lento, che vedrà il faccia a faccia, ad anni di distanza, con quelle stesse persone che lo avevano tradito.

Insomma, vedrete la storia raccontata con gli occhi di Nim, tutta la pochezza e l’ipocrisia umana che si cela sotto l’egida della scienza, senza tuttavia adottare la strategia di porre l’enfasi su scene troppo dure o raccapriccianti. Project Nim è un film delicato, che tutti possono vedere, anche e soprattutto i bambini.

In questo modo, guardando il comportamento umano con gli occhi di un animale, forse potrete trovare la vostra posizione sull’argomento e scoprire che sì, le sorti di quei novecento macachi interessano anche a voi.