Si sente spesso parlare di HIV, delle sue conseguenze sull’organismo e dei rischi di alcune pratiche, sessuali o meno che siano. Nonostante le continue campagne informative e di sensibilizzazione, però, vi è ancora confusione sulla malattia, sulle modalità di trasmissione e gli effetti sull’organismo. Cosa è l’HIV, quali sono le differenze con l’AIDS e come proteggersi?

HIV: definizione e breve storia

Con la sigla HIV si indica il virus dell’immunodeficienza umana (Human Immunodeficiency Virus), l’agente responsabile dell’AIDS, ovvero la sindrome da immunodeficienza acquisita (Acquired Immune Deficiency Syndrome). Senza entrare in dettagli tecnici e scientifici di difficile comprensione, da discutere invece a fondo con il medico curante o con uno specialista, l’HIV è un retrovirus che attacca le cellule del sistema immunitario, indebolendolo e privandolo delle capacità di difesa dagli agenti esterni. In particolare vengono attaccati i linfociti, le cellule dei globuli bianchi deputate al riconoscimento e al contenimento di batteri e virus.

L’HIV si divide inoltre in due ceppi: l’HIV-1, diffuso principalmente in Europa, America e Africa centrale, e l’HIV-2, più prevalente in Africa Occidentale e in Asia. Una persona affetta dal virus viene definita sieropositiva, al contrario sieronegativa.

Come facile capire dalle definizione, HIV e AIDS non sono sinonimi: l’HIV è l’agente, l’AIDS la sindrome che ne consegue. Quest’ultima si caratterizza per uno stato di profonda debilitazione fisica, che rende l’organismo incapace di reagire agli attacchi esterni, portandolo a essere vittima di una lunga serie di infezioni opportunistiche. Il passaggio dalla sieropositività alla sindrome vera e propria non è però immediato: può passare diverso tempo, anche anni, prima della comparsa dei segnali dell’AIDS. In questo lasso temporale, il virus dell’HIV è in genere asintomatico: il soggetto, in altre parole, senza opportuni test non è al corrente di essere stato contagiato.

La storia dell’HIV è relativamente recente: risale, infatti, all’inizio degli anni ’80. Il primo caso di AIDS è stato riconosciuto nel giugno del 1981, mentre la definizione è arrivata un anno più tardi. La sindrome si rese evidente inizialmente nella comunità omosessuale statunitense, tanto che in un primo momento venne coniato il termine GRID, ovvero Gay-related Immune Deficiency. Eppure già dai primi studi apparve evidente come l’AIDS non colpisse unicamente persone attratte dallo stesso sesso, bensì anche eterosessuali, tossicodipendenti e pazienti sottoposti a cure a base di derivati di sangue: così si optò per una definizione più comprensiva. Negli anni, è emerso come il virus possa essere antecedente agli anni ’80, senza correlazioni specifiche con l’orientamento sessuale.

HIV e AIDS ebbero una grande rilevanza sull’opinione pubblica per tutto il decennio iniziale, data anche l’assenza di trattamenti efficaci e la morte di alcuni personaggi famosi. Tra i tanti Rock Hudson nel 1985, la modella Gia Carangi nel 1986, l’artista Keith Haring nel 1990 e il leader dei Queen Freddy Mercury nel 1991. Dalla metà degli anni ’90, i rapidi progressi della scienza medica permisero di mettere a punto un nuovo trattamento a base di antiretrovirali, la HAART (Highly Active AntiTetroviral Therapy). L’introduzione della cura antiretrovirale segnò una nuova era: il trattamento, infatti, contiene il virus impedendo o allontanando nel tempo la malattia conclamata.

Modalità di contagio

Le modalità di contagio dell’HIV sono diverse: può essere trasmesso per via sessuale, per via ematica o per trasmissione verticale.

Per quanto riguarda sesso ed erotismo, il rischio di contagio dipende dalla pratica effettuata con il partner. Fortunatamente le regole del cosiddetto safer sex, come il ricorso al preservativo, permettono di ridurre le chances di esporsi alla trasmissione. Fra i comportamenti più a rischio, si elencano

  • Rapporti penetrativi non protetti, sia vaginali che anali;
  • Rapporti orali non protetti, per la persona che pratica la stimolazione.

I rapporti penetrativi sono quelli che espongono al più elevato rischio, poiché anche più soggetti a ferite e microtraumi, mentre per quelli orali le possibilità appaiono teoricamente minori, sebbene il dibattito sul tema sia da sempre acceso. Ricorrendo a un criterio cautelativo, è utile ricorrere al condom – o alla diga dentale, in caso di cunnilingus – anche nei rapporti orogenitali, per evitare che fluidi corporei come lo sperma entrino in contatto con le mucose della bocca. Sono esclusi invece il bacio, il petting e qualsiasi pratica soft, come carezze e via dicendo.

Per quanto riguarda la via ematica, il principale veicolo di contagio è lo scambio di siringhe infette fra i tossicodipendenti. Nonostante casi e polemiche in passato, oggi la trasfusione o l’utilizzo di emoderivati è sicura, poiché il sangue destinato alle cure mediche è sottoposto ad adeguati screening.

Infine, per trasmissione verticale si intende la possibilità che la madre sieropositiva possa contagiare il figlio al momento del parto o durante l’allattamento. Le tecniche mediche moderne, tuttavia, hanno notevolmente ridotto una simile possibilità, rendendo più serena e sicura la gravidanza.