Guida sicura – I ricercatori inglesi della Loughborough University sottolineano pubblicamente i rischi in cui potremmo incappare mettendoci al volante con pochissimi liquidi in corpo. Secondo lo studio un pilota disidratato è pericoloso quanto uno che sta viaggiando in stato di ebbrezza. Perché lo slogan “Se devi guidare non bere” si riferisce all’abuso di alcolici, non certo di acqua.

La sperimentazione condotta con su alcuni volontari divisi in due gruppi, utilizzando un sicuro simulatore di guida, ha evidenziato diverse capacità di guida tra autisti che hanno bevuto un bicchiere ogni ora e coloro che hanno assunto la stessa quantità di acqua sparsa in una giornata di otto ore. Nei piloti assetati i tipici errori da distrazione salivano vertiginosamente. Disattenzione fa quindi rima con disidratazione.

Tra i sintomi tipici della disidratazione troviamo una debolezza generale con conseguente sonnolenza, un aumento della temperatura corporea dovuto all’improvviso stop della sudorazione e un aumento della frequenza cardiaca. Le implicazioni fisiologiche arrivano quindi ad alterare le performance e diminuire la capacità di lavoro muscolare scatenando anche crampi e vertigini. Nei casi più gravi si parla di collasso o infarto e il deficit cognitivo può addirittura scatenare allucinazioni, anche se non ci siamo persi nel deserto del Sahara.

La sensazione di gola secca, non sempre proporzionata, potrebbe non bastare per regolarsi sul vero bisogno di liquidi, anche perché andando avanti con l’età la sete si percepisce molto meno. Meglio quindi bere con la testa, tenendo conto dei liquidi assunti durante tutto il corso della giornata: la regola parla di un paio di litri nei periodi più caldi dell’anno e un litro e mezzo in inverno. L’unica “scocciatura” di una idratazione da manuale, pensando ai viaggi in auto, potrebbe riguardare le ripetute soste alla toilette.