Ci hanno sempre insegnato di rivolgerci al pronto soccorso solo in caso di assoluta necessità e invece, se la rivoluzione dovesse andare in porto, la scomparsa delle guardie mediche dovrebbe aprire le porte proprio ad un uso più massiccio e frequente del 118 e del pronto soccorso ospedaliero. La riforma dovrebbe appunto prevedere la scomparsa della figura delle guardie mediche, con studi medici aperti dalle otto di mattina alla mezzanotte e con quel lasso di tempo in cui i pazienti ne sono sprovvisti affidato al 118.

Una situazione che non piace affatto alla classe medica, che scenderà in piazza per manifestare, a Roma, il prossimo 11 maggio. I camici bianchi dovrebbero radunarsi a piazza Montecitorio, dalle ore 9:00 alle ore 14:00 e manifestare tutto il proprio dissenso. Quello che si contesta riguarda soprattutto la scomparsa delle guardie mediche in centri in cui esse appaiono di assoluta importanza, dato che gli ospedali più vicini possono essere ubicati anche a chilometri di distanza.

I sindacati, da parte loro, contestano una rivoluzione che però non ha ricevuto adeguata copertura economica aggiuntiva. Il nodo riguarda soprattutto la parte della riforma che prevede l’allungamento dell’orario degli studi medici dalle 8 di mattina fino alla mezzanotte, e che dovrebbe avvenire grazie all’unificazione delle guardie mediche e dei medici, per ottenere infine quelle che sarebbero state definite come Aggregazioni territoriali funzionali.

Di parere opposto, ovviamente, la componente politica che ha voluto riforma. La Ministra della Salute Beatrice Lorenzin guarda all’innovazione come ad un passo avanti positivo, soprattutto per l’integrazione tra territorio e struttura ospedaliera. I timori che riguardano le strutture ospedaliere invece, passano per l’ipotesi che il taglio delle guardie mediche notturne possa sovraccaricare il lavoro del 118.