La Greenpeace Guide to Greener Electronics arriva all’edizione numero 18 e alla fine di questo 2012 la classifica che valuta le aziende tecnologiche in base a tre parametri fondamentali sul rispetto dell’ambiente lascia un po’ l’amaro in bocca. Poche, infatti, le aziende considerate sufficientemente rispettose dell’ambiente, come si vede dal grafico qui sopra elaborato nella guida per dare a colpo d’occhio il polso della situazione.

LE CATEGORIE DI VALUTAZIONE

I tre parametri principali per la valutazione delle aziende del settore IT sono “energia e clima”, “prodotti green” e “operazioni sostenibili”. Le aziende si vedono assegnato un punteggio in base alle loro politiche produttive e alle loro pratiche globali, e non su quanto i prodotti in sé siano o meno rispettosi dell’ambiente.

CHI SALE…

Qualche punto di merito per Acer, azienda di Taiwan che risale di qualche posizione la classifica per il suo impegno nella riduzione dei gas serra in fase di produttività operativa e nella catena di approvvigionamento. Una menzione la meritano poi anche Dell, HP e Apple, che si rivelano comunque virtuose nei confronti dell’ambiente. Apple, a dire il vero, ha una piccola penalizzazione a causa della mancata trasparenza su certe dinamiche, ma nel complesso la sua valutazione resta positiva.
Ma il vero outsider della classifica è l’azienda indiana (valutata per la prima volta nella classifica generale di Greenpeace) Wipro, che si dimostra un’eccellenza nell’uso di risorse rinnovabili, nelle operazioni e nella strategia di riduzione dei gas serra.

…E CHI SCENDE

Purtroppo, tutte le altre compagnie valutate non hanno ottenuto risultati confortanti nonostante l’impegno profuso in materia ambientale, tanto che i problemi irrisolti restano davvero molti. Tanto per cominciare, a causa della sempre maggiore accessibilità dei prodotti tecnologici e informatici a fasce povere di popolazione, con un ricambio degli stessi a una sempre maggiore velocità, il volume di rifiuti elettronici va aumentando a dismisura.

Non ultimo, il problema del consumo di energia che deriva da fonti sporche per le attività di produzione e di fornitura, che sono spesso dislocate in paesi dell’Est del mondo, ove un discorso di produzione di energie pulite ancora non si è sviluppato.