Quando Obama fu in campagna elettorale, se lo ricordano tutti, l’entusiasmo verso i green jobs aveva contagiato il mondo intero, Italia compresa. I politici si erano prodigati a decantare soluzioni ecologiche che ci avrebbero tirati fuori dalla crisi, anzi, dalle crisi (ambientale ed economica allo stesso tempo), ma in realtà poi poco si è fatto. Almeno a livello di politiche ambientali governative. Gran parte del merito di ciò che è stato fatto è delle iniziative locali, con investimenti in gran parte privati. Dunque, da un lato la soluzione sembra essere stata individuata, eppure nessuno (o quasi) ci crede e ci investe.

Eppure, le politiche verdi non sono così onerose come ci vorrebbero far sembrare, anche in tempo di crisi. I calcoli li ha fatti il WWF.

INVESTIMENTI GREEN E POSTI DI LAVORO

Secondo le stime effettuate dal WWF, basterebbe un investimento pubblico di un miliardo di euro in infrastrutture sostenibili e programmi ambientali per creare 29 mila nuovi posti di lavoro. Con investimenti della stessa cifra ma in settori mirati, i posti di lavoro potrebbero moltiplicarsi: investendo un miliardo nel settore delle energie rinnovabili, si otterrebbero 52.700 nuovi posti di lavoro; nel risparmio energetico edilizio si otterrebbero invece 25.900 nuovi posti di lavoro.

LE POLITICHE AMBIENTALI IN EUROPA

Il report del WWF vuole mostrare come l’Europa possa – volendo – decidere di virare verso un’economia improntata alla sostenibilità ed al tempo stesso raggiungere molteplici obiettivi: rientrare nei parametri ambientali dei trattati internazionali, migliorare la qualità della vita dei propri cittadini, far fronte ai problemi della crisi economica ed avere dei bilanci più in ordine a livello economico.

UN BUDGET ECOLOGICO

Sempre secondo il WWF, se l’Europa tenesse in bilancio un budget verde nel proprio bilancio previsionale pluriennale (quello del 2014-2020), con un investimento di 14,75 miliardi di euro (pari al 14% del bilancio globale) nei settori ecologici già presenti a bilancio, si potrebbero creare o mantenere più di mezzo milione di posti di lavoro.

La strada da fare? Ancora molta, inclusa la formazione e il “riciclo” di quelle professioni ormai obsolete verso tecnologie e modi di pensare più avanzati. Ma bisogna pur cominciare da qualche parte…

“Va anche affrontata la delicata fase della transizione, in modo da attenuare ogni impatto sociale e favorire il passaggio diretto dei lavoratori dai settori obsoleti all’economia del futuro – conclude – Nella settimana in cui festeggiamo il settimo anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto questa è la vera svolta di cui abbiamo bisogno per uscire dalla crisi e, per richiamare una campagna del WWF Italia di sette anni fa, non restare indietro”.