È risaputo come mangiare pesce faccia bene al proprio organismo ma, se consumato in quantità troppo elevate durante la gravidanza potrebbe andare a compromettere il peso-forma del nascituro favorendo l’obesità.

Questo quanto emerso da uno studio condotto dall’Università di Creta pubblicato su Jama Pediatrics secondo il quale, durante il periodo di gestazione, mangiare pesce più di tre volte a settimana potrebbe aumentare il rischio che il nascituro possa diventare obeso: nonostante questo sia particolarmente ricco di nutrienti indispensabili per il funzionamento dell’organismo tuttavia risulta essere allo stesso tempo una fonte di inquinanti organici persistenti i quali contribuiscono allo sviluppo della patologia andando ad alterare il sistema endocrino.

Durante lo studio sono stati analizzati i dati di studi sia europei che statunitensi che hanno coinvolto più di 25mila donne in gravidanza, seguendo i loro figli fino all’età di 6 anni per cercare di capire il nesso tra il consumo di pesce nelle donne durante il periodo di gestazione e il peso dei bambini.

Le donne prese in considerazione per lo studio, a seconda delle diverse aree in cui si trovavano consumavano pesce in media dallo 0,5 (nel caso del Belgio) alle 4,45 volte (della Spagna) a settimana: un alto consumo di pesce in gravidanza – come nel caso del paese iberico – è stato associato a un maggiore rischio non solo di una crescita rapida dalla nascita ai 2 anni ma anche a un maggiore rischio di essere sovrappeso o obeso tra i 4 e 6 anni.

Dai dati è emerso che tra i bambini circa il 31% sarebbe cresciuto velocemente dalla nascita fino ai due anni, mentre il 19,4% era sovrappeso o obeso a 4 anni e il 15,2% a 6. Le madri che hanno consumato pesce per più di tre volte a settimana (ovvero la porzione consigliata nel 2014 dalla Food and Drugs Administration e l’Environmental Protection Agency alle donne incinte, in modo da limitare l’esposizione del feto al metilmercurio) avrebbero partorito un bambino con indice di massa corporea (IMC) più alto una volta raggiunti i 2,4 e 6 anni (e, inoltre, incideva più sulle bambine che sui maschietti) rispetto alle madri che, invece, avevano consumato meno pesce.

Nonostante i risultati sembrino parlare chiaro gli stessi studiosi dell’università greca dicono di non aver avuto dati a sufficienza – nonché più precisi – circa alcuni fattori fondamentali come la specie del pesce consumato, insieme alla sua provenienza – se di mare o di fiume –, al tipo di cottura al quale è stato sottoposto.