Una gravidanza viene definita extrauterina quando l’impianto dell’embrione avviene al di fuori dell’utero. Normalmente, l’ovulo viene fecondato all’interno della tuba, quindi l’embrione discende il canale e nel giro di tre/quattro giorni raggiunge l’utero. Se tuttavia la tuba è ostruita o danneggiata, impedendo all’embrione la sua discesa, questo può impiantarsi nella parete della tuba stessa o, più raramente, nel collo dell’utero (gravidanza ectopica intrauterina), nelle ovaie o all’interno dell’addome (gravidanza addominale).

Ciò che accomuna tutte le gravidanze extrauterine è che rappresentano un’emergenza ginecologica, poiché molto pericolose per la madre, che rischia uno stato di shock emorragico potenzialmente fatale a seguito della rottura dell’organo interessato dalla gravidanza, che non essendo ‘progettato’ per accoglierla, non è in grado di reggere la crescita del sacco gestazionale.

La diagnosi di gravidanza extrauterina rappresenta quindi un evento traumatico per la madre, sia dal punto di vista fisico che da quello emotivo. E’ infatti necessario intervenire rapidamente, così da  evitare la formazione di lesioni che mettano in pericolo di vita la gestante o ne compromettano la fertilità. Ad oggi, purtroppo, non esiste tuttavia alcuna procedura medica in grado prelevare e successivamente trapiantare con successo l’embrione nell’utero.

Le cause della gravidanza extrauterina non sono ancora del tutto chiare: molto spesso dipende da un difetto della tuba che, essendo danneggiata, ostacola il transito dell’embrione; in altri casi sembra che l’embrione stesso diventi “aderente” in una fase anomala. Fattori come infezioni genitali, precedenti interventi di chirurgia tubarica, trattamenti di stimolazione dell’ovulazione e tabagismo si dimostrano tuttavia predisponenti. Le donne che hanno riportato lesioni alle tube corrono un rischio maggiore di sviluppare una gravidanza extrauterina, come anche chi rimane incinta dopo aver affrontato terapie contro l’infertilità o fecondazione in vitro e le donne che hanno già sviluppato una precedente gravidanza ectopica.

Fino a qualche anno fa, le gravidanze extrauterine venivano di norma trattate con interventi eseguiti in laparotomia (quindi molto invasivi), che generalmente prevedevano, oltre all’asportazione della gravidanza extrauterina, anche la rimozione totale della tuba. Oggi, si tende invece a preferire la tecnica della laparoscopia, grazie alla quale è possibile inserire nella cavità addominale un piccolo strumento (detto laparoscopio) attraverso minuscole incisioni praticate appena sopra il pube. Oltre a diminuire i tempi di recupero e preservare la tuba, la chirurgia laparoscopica permette inoltre di indagare eventuali patologie nella cavità addominale e indagare così l’origine del problema. In caso di diagnosi precoce, a volte è addirittura possibile intervenire con una terapia farmacologica a base di metotrexato (evitando l’intervento chirurgico). L’obiettivo primario deve infatti in questi casi essere quello di preservare la fertilità della donna, danneggiando il meno possibile la tuba, così da limitare il rischio di recidiva.

Grazie ai passi avanti in campo medico, secondo le statistiche, oggi oltre il 50% delle pazienti che hanno avuto una gravidanza extrauterina riesce comunque a dare alla luce figli sani.