Da qualche tempo il glifosato – un erbicida – è finito sotto la lente di osservazione perché sospettato di essere legato in qualche modo allo sviluppo di tumori. In realtà non c’erano ancora studi che potessero avvalorare né la tesi che il legame ci fosse né che non ci fosse. Nel dubbio, è stata richiesta soltanto attenzione all’uso che se ne fa. L’allarme principale era scattato soprattutto in merito ad alcune birre tedesche, che ne avrebbero contenuto in dosi eccessive, ma era giunto sino in Italia.

Oggi sembra che si sia giunti finalmente ad un punto fermo in merito al presunto legame tra glifosato e cancro: secondo L’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Food and Agricolture Organization of the United Nations (la Fao) sarebbe alquanto improbabile che il glifosato possa avere correlazioni con lo sviluppo di patologie oncologiche. In pratica, secondo Oms e Fao, ingerire glifosato attraverso l’alimentazione non mettere a rischio cancro.

Un parere, quello delle due istituzioni internazionali, che sembra dunque contrastare con quello che aveva in precedenza diffuso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (agenzia dell’Oms, tra l’altro), secondo cui, invece, avrebbe potuto esserci un legame tra glifosato e cancro. Un legame ipotetico ma non del tutto escluso insomma.

La Fao e l’Oms hanno citato una serie di studi che non avrebbero rilevato prove di associazioni tra l’assunzione di glifosato e conseguente sviluppo di masse tumorali e che le uniche – tenui – prove avrebbe dimostrato un qualche legame con lo sviluppo del linfoma di Hodgkin. Secondo le rilevazioni effettuate, consumare per via orale glifosato e prodotti che lo contengono, fino a dosi di 2mila mg per chilo di peso corporeo, non dovrebbe mettere a rischio di subire effetti negativi da tale ingerimento e che lo stesso avrebbe una bassa tossicità acuta.