Si chiama dieta mima digiuno, DSD o FMD (Fasting Mimicking Diet) l’ultima novità in fatto di alimentazione, messa a punto da Valter Longo del Longevity Institute dell’USC di Los Angeles e del Laboratorio di Longevità e Cancro all’IFOM di Milano, con uno studio in tre fasi (su lieviti, ratti e esseri umani) pubblicato da Cell Metabolism.

Si tratta di un regime complesso che grazie a una riduzione calorica parziale e a un mirato dosaggio di macro e micronutrienti permette di ottenere effetti rilevanti sul piano biochimico, metabolico e cellulare, tali da ridurre in modo evidente gli effetti dell’invecchiamento e, con ogni probabilità, ma sono in atto studi di approfondimento in proposito, anche di combattere patologie degenerative e oncologiche.

Prima di parlare di come funziona la DSD, vale quindi la pena di approfondire il discorso sugli effetti benefici della dieta.

La DSD, infatti, oltre a rafforzare il sistema immunitario e nervoso, provoca una diffusa rigenerazione cellulare, particolarmente marcata a livello del fegato, e potrebbe risultare un prezioso alleato nella cura del cancro grazie agli effetti protettivi e al contempo di potenziamento delle terapie chemioterapiche.

Già in precedenti studi Longo aveva  dimostrato come la periodica privazione di alcuni nutrienti indebolisse le cellule cancerogene, proteggendo al contempo le cellule sane dagli effetti della chemioterapia.

Il nuovo studio dimostra come sia nei topi sia nell’uomo, brevi periodi di restrizione calorica  portino alla riduzione del grasso viscerale (quello che si accumula intorno alla vita, considerato il più dannoso) e a un aumento delle cellule staminali e del sangue.  Questo provoca a un ringiovanimento del sistema cellulare, riscontrabile nell’apparato muscolo scheletrico, nervoso e nel sistema immunitario.

A livello cerebrale si riscontra un’aumentata neurogenesi e un miglioramento delle capacità cognitive. Mentre gli esami del sangue fanno registrare un calo dei livelli di Igf-1, il fattore di crescita connesso alla formazione di tumori e promotore dell’invecchiamento, del glucosio e della proteina C-reattiva, connessa all’infiammazione.

Riassumendo, quindi, brevi periodi di restrizione calorica porterebbero a un incremento della rigenerazione cellulare, e a una riduzione  del peso, del grasso viscerale, dell’infiammazione silente, dei livelli di glucosio nel sangue e del fattore di crescita Igf-1

La fase tre della ricerca, uno studio pilota su individui sani, ha coinvolto 38 persone, 19 sottoposte alla dieta mima digiuno e altrettante, nel gruppo di controllo, sottoposte a una semplice restrizione calorica. I soggetti sono stati tenuti a regime per 5 giorni al mese per tre mesi consecutivi e gli effetti della cura sono perdurati anche nei tre, quattro mesi successivi.

Attualmente sono in corso nuove sperimentazioni che coinvolgano un numero maggiore di individui, e secondo Longo si può pensare a trattamenti mirati secondo le diverse esigenze, con “digiuni” più o meno frequenti: l’ipotesi è di partire da intervalli minimi di 15 giorni per arrivare a intervallati di quattro, sei mesi, vale a dire due o tre periodi di digiuno all’anno, per chi mira semplicemente a rallentare i processi di invecchiamento.