Oggi, 13 agosto, si festeggia la 38esima Giornata Mondiale dei mancini. Si festeggia per modo di dire, dal momento che persino un mancino purosangue come il sottoscritto – uno che non è mai riuscito a scontornare un alberello con le forbici senza rischiarci le falangi, e che tuttora si vergogna della meccanica con cui impugna la penna – non ha bene idea di cosa ci sia da celebrare. E’ vero, la vita può essere complicata, quando ti tocca sederti sempre all’estremità sinistra del tavolo per non infilare il gomito nella guancia del tuo commensale mentre affetti la pizza, ma è altrettanto indubbio che sono cambiati i tempi e che, grazie ai vari Charlie Chaplin, Jimi Hendrix e Diego Maradona,  il mancino moderno è considerato molto più spesso un talento speciale (che sia vero o meno) che un’aberrazione della natura.

Certo, a dar retta all’etimologia, c’è poco da ridere. “Mancino” deriva dal latino “mancus”, cioè “monco, storpio, difettoso”, e il termine “sinistro” non ha bisogno di ulteriori riflessioni; in inglese si dice “left”, che deriva dall’anglosassone “lyft”, ovvero “debole”. In tedesco diventa “linkisch”, ovvero “inetto”, “impacciato”. Dall’altra parte della barricata, “destrezza” è sinonimo di “abilità”, mentre in inglese il termine “right”, com’è noto, può essere usato indifferentemente per indicare la destra come il giusto. La superiorità fisica che diventa superiorità morale, insomma. Cosa che riscontriamo anche a livello di tradizione giudaico-cristiana: riti, benedizioni e battesimi vari si effettuano con la mano destra, quella sinistra è riservata al diavolo (non a caso, era con la sinistra che le streghe medievali erano accusate di lanciare il malocchio).

Analogamente, presso gli eschimesi ogni mancino può essere un potenziale stregone, mentre le tradizioni dell’antico Marocco vogliono che i mancini siano posseduti da qualche demone del deserto. E, più in generale, la mano sinistra non gode di grande popolarità nei paesi islamici, visto che è quella che l’etichetta vuole si usi per ripulirsi dopo (ehm) una gita al gabinetto. Le cose vanno un po’ meglio dall’altra parte dell’Atlantico: per gli Incas i mancini erano guaritori nati, mentre presso gli indiani Zuni l’essere mancini era considerato di buon auspicio. Ma, diciamocelo, è poca roba. A peggiorare le cose, la fama di reietti non sembra essere totalmente immeritata. Alcune ricerche scientifiche rivelano come i mancini possano diventare più frequentemente alcolisti, schizofrenici, iracondi, delinquenti, dislessici, balbuzienti, allergici, asmatici e autistici rispetto alla controparte.

Forse, ripensandoci, l’idea che la Lefthanders International ebbe di dedicare una giornata a questo 10% abbondante di umanità non era così balorda.

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