Il 21 settembre sarà la Giornata mondiale dell’Alzheimer, la terribile malattia tipica dell’età avanzata, e che è nota per essere la forma più comune di demenza senile degenerativa e invalidante. Anche nel nostro Paese saranno organizzati eventi informativi in quasi tutte le città.

Il morbo prende il nome dallo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer, che nel 1906 fu il primo a descriverlo. I sintomi che fanno scattare il campanello di allarme sono di solito rintracciabili nell’incapacità di acquisire nuovi ricordi e nella difficoltà di ricordare eventi accaduti di recente. La diagnosi può essere poi smentita o confermata attraverso specifiche valutazioni comportamentali e test cognitivi, cui spesso seguono esami clinici come la risonanza magnetica. Ad essere colpiti sono soprattuto gli anziani che hanno più di 65 anni ma non è detto che la patologia non possa manifestarsi anche prima.

Si stima che nel mondo vi siano circa 44 milioni di pazienti affetti da tale patologia e che nel 2030 il numero sarà più che raddoppiato. E’ possibile ridurre il rischio e fare prevenzione in qualche modo? A quanto pare sì, almeno per quello che la ricerca ha permesso di scoprire al momento. Essendo una malattia principalmente di origine genetica ad esempio, ci si può servire di test olfattivi (l’olfatto è il primo ad essere colpito che si innesca il meccanismo subdolo di questo morbo) oppure di test che controllano se nella retina non vi sia presente della sostanza amiloide. E’ possibile anche prelevare del liquido spinale, in modo che il materiale raccolto possa essere analizzato per ricercare gli AB oligomeri.

A causare l’Alzheimer possono contribuire anche fattori ambientali: stile di vita, alimentazione o scarsa attività intellettuale sono tutti elementi che possono andare ad incidere e favorire l’insorgere del morbo. Proprio per questo sarebbe bene seguire alcuni semplici consigli. Si è notato infatti che il 60% dei malati presenta livelli alterati di rame. Avere un livello alto non equivale ad ammalarsi automaticamente ma fa aumentare certamente il rischio. Sarebbe bene dunque:

- ridurre i grassi saturi e trans-insaturi

- nutrirsi di alimenti di origine vegetale come frutta e verdura

- assumere almeno 15 mg di vitamina E al giorno (meglio se assunta direttamente dagli alimenti che con un integratore. Ad esserne ricchi sono noci, verdure, cereali integrali)

- assumere una dosa giornaliera di 2,4 microgrammi di vitamina B12 al giorno

- evitare tutti quegli integratori multivitamici che contengono dosi eccessive di ferro e rame

- evitare i prodotti che contengono alluminio (come le pentole oppure il lievito)

- eseguire almeno due ore di esercizio aerobico a settimana

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