Il 12 marzo è la Giornata mondiale del rene, il decimo World Kidney Day celebrato dalla Società Internazionale di Nefrologia e dalla Federazione Internazionale delle Fondazioni del Rene. La campagna punta contemporaneamente a sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione e il servizio sanitario sulle migliorie apportabili all’assistenza dei pazienti.

Presa per tempo e curata con le giuste terapie, un’insufficienza renale non deve necessariamente sfociare nella dialisi o nel trapianto. A livello preventivo, la corretta idratazione resta al primo posto, ma uno stile di vita sano per i reni dovrebbe includere tra gli accorgimenti il controllo del peso e una riduzione del consumo di sale.

Per accrescere la consapevolezza sui pericoli legati a questo ennesimo “killer silenzioso”, l’International Federation of Kidney ha anche lanciato una campagna online globale che chiede di postare un selfie su Twitter, con un bicchiere d’acqua in mano, usando gli hashtag #worldkidneyday e #glassofwater. Aumentare la conoscenza sull’argomento è fondamentale. Non tutti sanno, ad esempio, che i soggetti diabetici e ipertesi sono maggiormente a rischio.

A livello prettamente sanitario, occorre invece definire un nuovo modello di presa in carico e gestione del paziente, per rimediare alla confusione e alla frammentazione dello scenario attuale. Senza un programma coerente pensato per standardizzare la gestire di queste patologie, le autorità sanitarie si troveranno presto ad affrontare un aumento esponenziale dei costi. Antonio Santoro, Presidente della Società Italiana di Nefrologia, ha illustrato la situazione italiana in una recente dichiarazione per la stampa.

“Il mancato coordinamento e razionalizzazione delle risorse del Servizio Sanitario Regionale in ambito Nefrologico ha avuto come conseguenza, a parità di patologie, sovrapposizioni, differenze di offerte terapeutiche e di costi tra diverse ASL ma anche l’incremento della attività di centri di dialisi privati che si limitano ai trattamenti dialitici di pazienti non complicati – spiega Santoro – in molte regioni un maggior numero di pazienti ha raggiunto lo stadio finale dell’insufficienza renale. La soluzione a questi problemi potrebbe venire dalla realizzazione di un sistema a rete su base nazionale ed articolazione regionale nel quale tutti i centri sono collegati con una rete funzionale che vede come aspetto di centralità il paziente e le sue problematiche nefrologiche”.