In occasione della 28esima edizione della Giornata mondiale contro il fumo (World No Tobacco Day), celebrata ogni 31 maggio con l’0biettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale contro uno dei vizi più pericolosi, l’Oms ha lanciato un appello affinché tutti i governi del mondo si decidano a seguire l’esempio dell’Australia e adottino pacchetti di sigarette no-logo, ovvero a imballaggio neutro.

La nuova politica è stata adottata da Canberra a partire dall’agosto 2012 e i risultati sembrano più che incoraggianti: “I dati dimostrano che le modifiche alle confezioni hanno portato a oltre 100mila fumatori in meno nei primi 34 mesi” dalla sua introduzione, ha commentato Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità. “Questi sono risultati da celebrare, ma i governi devono restare vigili. Abbiamo visto più e più volte come l’industria sia stata in grado di sviluppare nuove strategie nel tentativo di proteggere i profitti generati dai suoi prodotti mortali“.

A quanto pare, una delle strategie più efficaci adottate dalle multinazionali del fumo è proprio la cura cura del packaging del proprio prodotto. Il pacchetto di sigarette, colorato e griffato, ha finito per rappresentare una vera e propria icona culturale, il cui potere d’influenza sembra colpire particolarmente le nuove generazioni, i nuovi potenziali clienti vita natural durante dell’industria del tabacco. Ma l’attrattiva dei colori e del design viene meno se il pacchetto viene percepito come un semplice contenitore: “L’evidenza ci suggerisce che il packaging neutro riduce l’attrattiva dei prodotti del tabacco“, conclude Chan, “limita la pubblicità e la promozione e aumenta l’efficacia delle avvertenze sanitarie“.

In Australia, le sigarette vengono vendute in semplici involucri senza marca, tutti uguali tra loro, di color marrone e con immagini e scritte che mettono in guardia sui pericoli del fumo. Dal 20 maggio scorso iniziative analoghe sono state ufficializzate anche in Francia e in Inghilterra, mentre l’Italia si è sempre confermata contraria a questa politica: “l pacchetto generico è il contrario della protezione della proprietà intellettuale. Non solo danneggia il made in Italy, ma omologa dei prodotti di qualità con prodotti scadenti che non hanno alle spalle gli stessi controlli“, come ha commentato nel settembre 2015 il sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari.