Sempre più italiani, specie dopo un soggiorno nell’Estremo Oriente, desiderano realizzare nella propria abitazione un piccolo giardino zen: un microcosmo di pace e tranquillità i cui tratti salienti sono l’essenzialità, l’eleganza e la presenza di pochi elementi, ma densi di significato. Un luogo dove rifugiarsi per trovare scampo alla frenesia della vita quotidiana.

Prima di passare alla fase di progettazione bisogna tuttavia fare un’importante distinzione tra bonseki o “giardini zen da tavolo” (ne abbiamo parlato qui), karesansui o “giardino secco” e il più verdeggiante giardino giapponese, che include alberi, fiori, stagni e ponticcioli.

Per quanto riguarda le prime due tipologie i materiali essenziali sono rocce (più o meno grandi a seconda dello spazio a disposizione) e sabbia o ghiaia. Se intendiamo invece realizzare un vero e proprio giardino all’aperto, potremo giocare anche con elementi quali l’acqua, un ponticello, sentieri, piante come rododendri, azalee, aceri, ciliegi, bamboo e qualche lanterna.

Il giardino zen deve essere essenzialmente un luogo nel quale ritrovare il proprio benessere mentale e fisico circondati dalla natura. Nella fase progettuale è dunque fondamentale procedere con carta e penna, disegnando nel dettaglio la configurazione che dovrà assumere l’area dedicata al nostro giardino zen: si dovrà fare un elenco degli elementi che andranno a riempire ogni spazio e decidere minuziosamente la loro collocazione, in modo che possano donare pace e armonia. Questa è la fase più importante. Se non intendiamo affidarci ad un esperto è quindi indispensabile documentarsi sul significato simbolico di ogni elemento e sulla sua collocazione ideale.

In linea di massima, i principi fondamentali di cui tener conto al fine della buona riuscita del progetto sono: l’asimmetria, la disparità e il contrasto. L’asimmetria riguarda le forme degli elementi presenti nel giardino: tutto ciò che è simmetrico è artificiale e il giardino zen, nonostante sia frutto di un attento studio, vuole invece risultare assolutamente naturale, con forme sinuose e piacevoli. Il contrasto è invece fondamentale nel progettare gli accostamenti: si posizionano vicini ad esempio alberi alti ed alberi bassi, rocce e laghetti. La disparità viene infine utilizzata per evitare le simmetrie, quindi i gruppi di rocce o alberi devono essere sempre composti da elementi dispari, spesso in numero di tre.

Una volta definito il progetto si può passare alla fase operativa. E’ consigliabile iniziare creando nel terreno “collinette” e avvallamenti, che ci permetteranno di posizionare in maniera significativa gli alberi tipici del giardino giapponese, in particolare ciliegio e acero (scopri qui le piante adatte al giardino zen) e creare specchi d’acqua, con tanto di cascata, pedane o ponticello. L’acqua è infatti un elemento essenziale (simboleggiato dalla sabbia nel giardino secco): il suo scorrere rilassa corpo e mente ed il rumore di ogni singola goccia facilita la meditazione. Per completare la composizione, elemento irrinunciabile è poi la ghiaia, molto utile per delimitare i sentieri che si snodano per il giardino. Le grandi pietre vanno infine disposte in base a precisi canoni (ne abbiamo parlato qui). Finiti i grandi lavori si rastrellerà quindi la ghiaia e disporrà del muschio sulle sponde del laghetto. Sistemate infine le luci in zone strategiche, all’ingresso e in prossimità dei punti di sosta, così da conferire fascino al giardino zen anche dopo il calare del sole.