Per essere un ciclista ad hoc bisogna seguire una serie di regole fondamentali che vanno dall’alimentazione alla cura del proprio corpo, ma sempre affiancati da una serie di allenamenti anche sfiancanti per potenziare i propri muscoli e la propria resistenza a qualsiasi corsa.

Una testimonianza di questa passione arriva proprio da uno dei partecipanti al Tour de France 2014, appena conclusosi con la vittoria dell’italiano Vincenzo Nibali.

Bartosz Huzarsk, ciclista professionista che ha corso per il Team NetApp-Endura durante quest’ultima edizione del tour, ha voluto condividere sulla sua pagina Facebook la condizione delle sue gambe dopo la 18esima tappa del Grand Boucle. Inutile dire che in molti si sono preoccupati alla vista di un rigonfiamento così anomalo degli arti inferiori, tanto che in molti lo hanno accusato di essere dopato. A sua difesa Huzarsk ha voluto fare chiarezza sulla sua situazione con un ulteriore stato sul social in cui spiegava come per lui non ci fosse nulla di strano nelle sue gambe, ma che è una reazione totalmente normale dopo aver sottoposto i suoi muscoli ad un tale sforzo.

Non mi sarei mai aspettato che la foto delle mie gambe avrebbe causato tante polemiche. Per me è non c’è nulla di strano, perché una tale visione certo non è di tutti i giorni, ma è comunque abbastanza comune soprattutto dopo una gara difficile ad alta temperatura.

La gente scrive e pensa diversamente, che non sia possibile, che non sia normale né sano, facendo riferimento al doping, ecc …

E ‘ovvio che non avrò gambe come i modelli di Victoria’s secrets, o di Mrs Mary del negozio di vegetali o di chiunque passi  un’intera giornata in ufficio e 3 volte a settimana e farà 10 km in bicicletta a settimana o corre un’oretta sotto il caldo. Purtroppo non funziona così e quello che vedete nella foto qui sotto non è malsano.

D’altra parte io dico questo:

  1. approccio professionale a quello che facciamo
  2. Sacrificio, dieta regolare
  3. Esercizio fisico
  4. Il grasso minimo
  5. Da 12 anni mi faccio in un anno 35 000 km in bici
  6. La conoscenza del proprio corpo, perché un risultato del genere si può ottenere solamente in certe circostanze”

Ecco l’immagine postata sul profilo Facebook:

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photo credit: ProPress.ch – Luca Pedroni via photopin cc