“Fuoco di Sant’Antonio” è un’espressione popolare utilizzata per indicare episodi di recrudescenza delle infezioni da herpes zoster. Questo microrganismo, infatti, è lo stesso responsabile della varicella e, dopo la guarigione dalla malattia, si rifugia nelle terminazioni nervose locali, pronto ad approfittare di un qualsiasi calo delle difese immunitarie (febbre, stress, mutamenti ormonali, esposizione al sole, traumi). Per questo motivo chi non ha mai contratto la varicella non corre il rischio di incappare nel il fuoco di Sant’Antonio, tutti quelli che l’hanno contratta, al contrario, saranno potenzialmente soggetti a episodi di riattivazione dell’herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio).

Sintomi del Fuoco di Sant’Antonio

Il primo sintomo del fuoco di Sant’Antonio normalmente è il bruciore, il formicolio o il prurito, di solito localizzato in una zona ben precisa. A distanza di circa 48 ore dalla comparsa del fastidio cutaneo, in corrispondenza della parte dolente compare quindi un arrossamento che evolverà trasformandosi in piccole lesioni puntiformi, simili a vesciche, piene di liquido trasparente, sempre più numerose e raggruppate tra loro. Il fuoco di Sant’Antonio è ora giunto al massimo sviluppo e da questo momento in poi le vesciche iniziano a seccare, trasformandosi in crosticine che tendono a cadere spontaneamente, lasciando, dopo una decina di giorni, segni simili a cicatrici color latte.

I sintomi del fuoco di Sant’Antonio sono molto simili a quelli della varicella: le classiche bollicine tendono tuttavia a risparmiare la faccia per concentrarsi soprattutto su dorso, petto, addome e braccia. La loro localizzazione può comunque variare da soggetto a soggetto. Possono interessare un solo lato del corpo ed hanno maggiore la tendenza ad unirsi in grappoli. L’eruzione cutanea si presenta inoltre spesso nettamente più dolorosa rispetto alla classica varicella, ma meno pruriginosa. Il dolore provocato dal fuoco di Sant’Antonio può variare da lieve a intenso e può protrarsi anche per un lunghi periodi (settimane o mesi, nei casi più difficili).

All’eruzione cutanea possono spesso accompagnarsi altri sintomi come:

  • febbre;
  • mal di testa;
  • brividi;
  • dolori di stomaco;
  • dolore al collo;
  • dolore al petto;
  • dolore alla parte alta dell’addome;
  • insonnia;
  • inappetenza.

Cure per il Fuoco di Sant’Antonio

Si può diminuire la durata e la gravità degli episodi di fuoco di Sant’Antonio usando farmaci antivirali specifici, assunti per via orale o endovenosa (nei soggetti immunodepressi). Per prevenire eventuali infezioni è inoltre fondamentale pulire bene le vesciche, una o due volte al giorno, con una garza sterile. Per la maggior parte delle persone in buona salute, che inizino la terapia subito dopo la comparsa dell’eritema sulla pelle, bastano queste semplici accortezze affinché le lesioni scompaiono e il dolore regredisca nel giro di 3-5 settimane, senza lasciare cicatrici.

Se il dolore è bruciante e continuo possono somministrarsi anche farmaci antiepilettici, che regolarizzano l’anomala attività elettrica del sistema nervoso causata dai nervi danneggiati. Tra le terapie topiche (cure da usare localmente sulla parte interessata dall’eruzione e dal dolore) si utilizzano invece soluzioni a base di acido acetilsalicilico ed etere etilico, che riduce il rischio di nevralgia post erpetica; una pomata a base di semi di peperoncino rosso, utilizzata soprattutto nelle forme post-erpetiche e cerotti o pomate a base di lidocaina con effetto antidolorifico. E’ inoltre consigliato il riposo assoluto, per dare all’organismo il tempo di reagire al virus.

La prevenzione per il fuoco di Sant’Antonio prevede invece di somministrare ai bambini il vaccino per la varicella, in modo tale da non consentire al virus di insediarsi stabilmente nel sistema nervoso. La forma migliore di prevenzione, altrimenti, è la diagnosi precoce. Essenziale è adottare un’alimentazione che rifornisca l’organismo di una serie di sostanze nutritive in grado di eliminare parte degli effetti negativi dello stress e di sostenere le difese immunitarie, come la frutta e la verdura fresche, ricche di vitamine, sali minerali e antiossidanti.

Tra i rimedi naturali: l’infuso o la tintura madre di iperico con un’efficace azione antivirale; l’echinacea, da bere come decotto o tisana, che rafforza le difese dell’organismo grazie al prezioso apporto di vitamina C, a cui si associano l’acido caffeico, i flavonoidi e gli oli essenziali che completano le sue virtù antivirali ed immunostimolanti. Anche il succo di ribes nero puro è un toccasana contro il Fuoco di Sant’Antonio, in quanto possiede una naturale proprietà antibiotica ed antistaminica che contrasta l’infiammazione e favorisce la guarigione, scongiurando eventuali ricadute.

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