Sono moltissime le persone che, ogni anno, approfittano dei fine settimana per una passeggiata all’aria aperta, per boschi, dedicandosi alla raccolta di funghi, tuttavia, solo in Europa, annualmente si registrano oltre 10.000 casi di intossicazione legata all’ingestione di funghi velenosi, con circa 200/300 casi di decessi l’anno.

Sono infatti ben 100.000 le differenti specie di funghi catalogate; troppe per essere tutte conosciute alla perfezione, anche dal miglior intenditore, tanto più che non esistono regole generali da seguire per distinguere un fungo commestibile da uno tossico. Ecco così che dietro il piacere di una giornata trascorsa tra i boschi e la soddisfazione di essersi procurati da sé l’ingrediente per un ottimo risotto, serpeggia l’insidia dell’avvelenamento, con conseguenze che, talvolta, possono rivelarsi mortali.

Appare dunque chiara l’importanza di saper distinguere i funghi commestibili da quelli velenosi. Dato l’elevato numero di specie esistenti, chi intende andare a funghi dovrebbe tuttavia concentrarsi solo su alcune specie, quelle che maggiormente interessano e che si possono ritrovare nella zona dove si intende effettuare la propria ricerca. Una volta sul campo, si andranno quindi a raccogliere solo ed esclusivamente quelli.

L’antica prudenza: “meglio conoscere poche specie bene, piuttosto che molte e male” appare quindi assolutamente valida, mentre altri detti e credenze popolari vanno invece necessariamente sfatati, poiché pericolosi. Non è per esempio vero che, una volta essiccati, i funghi perdono le proprie proprietà venefiche, al contrario: con l’essiccazione, i funghi perdono l’acqua, rendendo di conseguenza la concentrazione di veleno ancora più alta. Un altro falso mito è quello che lega la pericolosità dei funghi alla loro colorazione: non è infatti vero che tutti i funghi velenosi hanno colori sgargianti; un esempio su tutti è quello dato dall’Amanita primaverile, completamente bianca e dal sapore gradevole, ma mortale.

Alcuni specie di funghi provocano infatti semplici intossicazioni, mentre altre (fortunatamente meno numerose) possono invece portare alla morte in poche ore. Prima di cucinare i funghi raccolti durante una scampagnata, un’ottima abitudine risulta dunque quella di far visita all’Ispettorato micologico, ovvero quei centri, presenti nella maggior parte delle Asl, autorizzati a esaminare e accertare la commestibilità dei funghi raccolti dai privati cittadini. La consulenza è assolutamente gratuita, ma potrebbe evitare una spiacevolissima corsa in ospedale.

Di seguito alcuni dei più comuni funghi commestibili e tossici:

Funghi commestibili

  • PORCINO (Boletus edilus): il più noto ed apprezzato tra i funghi commestibili, molto facile da riconoscere per i suoi caratteri evidenti.
  • CHIODINI (Armillaria mellea): raccolti in grande quantità grazie a ad una specifica conformazione che li rende non confondibili con specie nocive.
  • COLOMBINA VERDE (Russula Virescens): conosciuta anche con il nome di Verdone, è un fungo caratterizzato da cappello carnoso di una colorazione che va dal verde al giallastro.
  • FINFERLI (Gallinacci – Cantharellus cibarius): tra i funghi più comuni ed apprezzati del mercato, vivono comunemente nei boschi di conifere e di latifoglie.
  • MAZZA DI TAMBURO (Macrolepiota procera): molto conosciuto tra i raccoglitori in quanto vistoso per dimensioni e forma.
  • OVULO BUONO (Amanita caesarea): uno dei funghi più prelibati e ricercati; lo si trova un po’ in tutta Italia, facile da riconoscere da adulto, ma da non cogliere assolutamente quando ancora chiuso.
  • PRATAIOLO (Agaricus campestre): uno dei funghi commestibili più comuni ma molto variabile per dimensioni e colori.
  • E ancora: VESCIA MAGGIORE (Calvatia maxima); FUNGO DI SAN GIORGIO (Calocybe gambosa); PIOPPARELLO (Agrocybe aegerita); FUNGO ORECCHIONE (Pleurotus ostreatus); RUSSULA AUREA (Colombina dorata).

Funghi velenosi

  • AMANITA MUSCARIA: uno dei funghi più belli che si possono incontrare, ma anche tra i più velenosi in assoluto. Fortunatamente, riconoscerlo è molto semplice grazie al suo cappello dal rosso intenso, punteggiato di piccole verruche bianche.
  • AMANITA PANTERINA: appartiene alle specie precedente, con cui condivide anche  gli effetti velenosi, ma il colore del suo cappello è castano-bruno.
  • AMANITA PRIMAVERILE (Amanita verna): fungo velenosissimo, la sua ingestione non lascia scampo; caratterizzato da un aspetto candido, falsamente rassicurante.
  • AMANITA VERDOGNOLA (Amanita phalloides): il più velenoso tra tutti funghi, la cui ingestione risulta mortale. Si trova nei boschi di tutt’Italia.
  • E ancora: COLOMBINA ROSSA (Russula emetica); ENTOLOMA LIVIDUM (Entoloma sinuatum); FUNGO DELL’OLIVO (Omphalothus olearius); PORCINO MALEFICO (Boletus satanas); Cortinario orellano;