Quelli della beat generation lo avevano capito mezzo secolo fa, e molto prima di loro ci erano arrivati gli sciamani dei popoli indigeni del Nuovo Mondo: i funghi allucinogeni fanno bene all’umore. E ora anche la medicina comincia a concordare, almeno sotto un certo punto di vista. Secondo uno studio condotto da un team di scienziati dell’Imperial College di Londra, una sostanza psicoattiva contenuta nei funghi allucinogeni, la psilocibina, può essere utilizzata per preparare farmaci in grado di combattere con successo le forme più gravi e resistenti di depressione.

I risultati della ricerca, pubblicati online da Lancet Psychiatry, hanno evidenziato come i 12 pazienti a cui è stato somministrato il farmaco abbiano mostrato una diminuzione dei sintomi di depressione per almeno tre settimane; sette di questi hanno continuato a mostrare una risposta positiva a tre mesi, e cinque sono rimasti in remissione per oltre tre mesi. Non solo: molti dei pazienti hanno descritto il trattamento come un’esperienza profonda e positiva, mostrando un cambiamento di percezione del mondo esterno.

I pazienti - 6 uomini e 6 donne dai 30 ai 64 anni di età - hanno ricevuto le capsule di psilocibina nel corso di due sessioni a dosaggi diversi distanziate di 7 giorni l’una dall’altra, e durante il trattamento sono rimasti sotto osservazione (monitoraggio della pressione sanguigna, frequenza cardiaca e supervisione psichiatrica). I risultati, per quanto sorprendentemente incoraggianti, non devono comunque essere presi per oro colato. David Nutt, che ha coordinato il lavoro del team, ha confermato sì la sicurezza e l’efficacia dell’utilizzo della psilocibina, ma ha altresì caldeggiato ulteriori ricerche su un campione più ampio, invitando alla cautela nell’interpretazione dei risultati.