Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia circa il 30% delle fumatrici non abbandonerebbe vizio del fumo nemmeno nel periodo della gravidanza, in parte per le difficoltà correlate allo smettere di fumare ed in parte per mancanza di informazione su di un tema che si rivela invece di primaria importanza.

Numerosi studi confermano infatti che fumare in gravidanza possa danneggiare il nascituro in svariati modi, principalmente collegati all’ipossia indotta dall’ossido di carbonio derivante dalla combustione (con conseguente diminuzione di ossigeno nel sangue e nei tessuti) e al contatto con le circa 4.000 sostanze contenute nelle sigarette, molte delle quali cancerogene.

Fumare in gravidanza determina quindi un maggiore rischio di aborto, parto prematuro, basso peso al momento della nascita e morte improvvisa del lattante, oltre che la possibilità che il bambino sviluppi l’asma e si ammali di tumore durante l’infanzia.

Dire NO al fumo in gravidanza significa quindi proteggere noi stesse e nostro figlio dal rischio di:

ABORTO e MORTE IN CULLA: secondo uno studio tedesco, circa il 25% delle morti fetali e il 20% delle morti bianche potrebbero essere evitate smettendo di fumare entro la sedicesima settimana di gestazione. Ciò non significa tuttavia che nel primo trimestre di gravidanza il fumo non danneggi lo sviluppo degli organi del nascituro.

PARTO PREMATURO: fumare aumenta del 6,7% il rischio di parto anticipato ed il 15% delle nascite premature (con tutte le complicazioni che ne derivano) sono riconducibili al fumo in gravidanza.

DISTURBI DELLA CRESCITA: la nicotina riduce il flusso sanguigno nella placenta, determinando un ritardo nella crescita fetale e scarso aumento di peso. Se una gestante fuma da una a cinque sigarette al giorno, si stima che il peso del bimbo alla nascita sarà inferiore al normale di circa 150 grammi, mentre se si superano le 20 sigarette al giorno, è possibile riscontrare tra i 350 e i 500 grammi in meno rispetto ai bambini nati da donne non fumatrici. Le conseguenze del fumo in gravidanza si rivelano inoltre in parte definitive, in quanto, a sviluppo completo, il ragazzo potrà misurare fino ad un paio di centimetri in meno rispetto ai figli di donne non fumatrici.

PROBLEMI AI POLMONI: il fumo in gravidanza disturba lo sviluppo polmonare del feto, determinando problemi che spesso persistono anche dopo la nascita. Se esposti al fumo di sigaretta, feti, neonati e bambini soffrono infatti più frequentemente di disturbi cronici alle vie respiratorie, come asma, allergie e otite media.

TUMORI: secondo un’indagine condotta dal Centro tedesco di ricerca sul cancro, la frequenza con cui i figli di genitori fumatori sono colpiti da tumori maligni è maggiore rispetto ai figli di genitori non fumatori. In particolare, vescica e reni risultano gli organi più esposti alle sostanze cancerogene nella fase della crescita, con un rischio di volta e mezzo più alto.