Anche se a livello intuitivo non si direbbe, visti i suoi noti effetti sulla memoria, la marijuana potrebbe rivelarsi un’arma efficace nel trattamento del morbo di Alzheimer. Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Aging and Mechanism of Disease, infatti, fumare marijuana potrebbe aiutare a rimuovere dai neuroni la proteina betamiloide, la causa principale della malattia, e aiutare nel combattere l’infiammazione.

La betamiloide, infatti, distrugge le sinapsi prima ancora di aggregarsi e formare le caratteristiche placche cerebrali che disturbano le comunicazioni neuronali e conducono a sintomi riconducibili all’Alzheimer, quali la perdita di memoria e la destrutturazione delle capacità cognitive. Inoltre, come ha dimostrato lo studio del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, California, alti livelli di betamiloide causano infiammazioni che portano alla morte delle cellule cerebrali. Ma la marijuana può aiutare a liberarsi di questa proteina.

I loro test di laboratorio, infatti, hanno dimostrato come il tetraidrocannabinolo, o THC, il principio attivo contenuto nella marijuana e i suoi derivati, sia del tutto simile agli endocannabinoidi, lipidi prodotti naturalmente dai neuroni che aiutano la comunicazione cerebrale, e attivando gli stessi recettori riesce a proteggere le cellule stesse dalla risposta infiammatoria, e quindi dalla morte. Come sottolinea il dottor David Schubert, uno degli autori della ricerca, pur non trattandosi del primo studio che mette in relazione la marijuana e l’Alzheimer, questo è il primo che “dimostra che i cannabinoidi colpiscono sia l’infiammazione che l’accumulo di betamiloidi“.

In Italia sono oltre 600mila le persone affette da questa malattia e a causa del progressivo invecchiamento della popolazione il loro numero è destinato a lievitare ulteriormente nei prossimi anni. Tra l’altro, l’assistenza dedicata ai malati di Alzheimer ha un costo elevatissimo, quantificabile in circa 11 miliardi di euro all’anno, di cui 8 interamente a carico dei pazienti e delle loro famiglie. Ecco perché la scoperta di nuovi farmaci e nuovi trattamenti rappresenta un punto di cruciale importanza.