Sbucciare o non sbucciare la frutta? Se rispondere in base al gusto è semplice, dal punto di vista nutrizionale bisogna fare dei distinguo.

Intanto cominciando col dire che per frutta intendiamo quella comunemente intesa, senza stare ad entrare in sottigliezze botaniche e anche che non tutti i frutti hanno bucce commestibili o abbastanza appetibili da consentire una scelta: basti pensare a ananas, banane, kiwi, meloni, angurie, fichi d’india, nespole, per capire che in alcuni casi la scelta non si pone nemmeno.

Restano però numerosissimi frutti il cui rivestimento esterno può essere mangiato e spesso racchiude importanti elementi nutritivi. In generale possiamo dire che la buccia della frutta è essenzialmente costituita da molecole difficilmente degradabili tra le quali le più importanti sono certe fibre alimentari, soprattutto insolubili (come la cellulosa e la lignina) e la pruina (cera vegetale). Sono poi presenti tracce di lipidi, zuccheri disponibili, proteine e acqua.
 

Per quel che riguarda la pruina, essa presenta un’importante azione anti micotica. Le fibre invece, pur non essendo dei nutrienti, nel senso che il nostro organismo non è in grado di digerirle e ricavarne calorie, hanno un’importante funzione alimentare. Possono ridurre l’appetito, aumentano il volume del cibo senza aumentare il contenuto calorico e richiedono una masticazione più lenta, con un elevato potere saziante. 

Durante la digestione, riducono i picchi e le eccessive fluttuazioni dei livelli glicemici grazie al fatto che attirano acqua formando un gel viscoso che aumenta i tempi di svuotamento dello stomaco e dell’intestino tenue e sequestrano i carboidrati dagli enzimi digestivi, ritardando l’assorbimento di glucosio.

Inoltre abbassano i livelli di colesterolo LDL e totale, bilanciano il pH intestinale e promuovono la fermentazione batterica con produzione di acidi grassi a corta catena.

Nell’intestino, infine aumentano la velocità di transito, conferiscono massa alle feci, alleviando la stitichezza e riducendo il rischio di cancro al colon-retto.

Inoltre le fibre insolubili (ma anche quelle solubili), mentre transitano all’interno del tubo digerente inferiore, svolgono un’azione “spazzino”.

La buccia della frutta, come tutta la fibra alimentare, ha però anche delle controindicazioni ed è sconsigliata in caso di colon irritabile e in tutti i casi in cui è consigliata una dieta a basso residuo o nei casi di malassorbimento.

Anche per le persone con problemi di allergie può essere importante eliminare la buccia proprio perché la maggiore presenza di sostanze potenzialmente allergeniche potrebbe essere nociva.

Inoltre la buccia può essere veicolo di impurità e contaminanti come  batteri e muffe, inquinanti e pesticidi. È quindi fondamentale lavare i frutti da consumare interi, sfregandoli bene (un semplice tuffo nella bacinella con l’acqua non serve a nulla), e nei casi dubbi meglio sbucciare. 

Infine, certi tipi di frutta, come ad esempio gli agrumi, possono subire anche trattamenti superficiali per migliorarne l’aspetto e la conservabilità. Fortunatamente, nel nostro paese, tale evenienza prevede l’obbligo di indicazione in etichetta di “buccia non commestibile“.

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