Abbiamo talmente tanta prodotti che provengono dalle nostre terre che non c’è davvero bisogno di rivolgersi altrove per avere degli ottimi prodotti per la nostra tavola.

Eppure c’è ancora chi preferisce la frutta esotica, quella che proviene dea paesi lontani, non rendendosi conto che, oltre a fare un danno alla nostra economia, mette a rischio anche l’ambiente.

Un recente studio voluto dalla Coldiretti mette in evidenza come scegliere prodotti che vengono da paesi lontani contribuisce in modo serio all’inquinamento con l’emissione di gas a effetto serra e con lo spreco di energia. Secondo questo studio gli alimenti che, a causa dei lunghi trasporti che subiscono per arrivare fino alle nostre tavole, danneggiano di più il nostro ecosistema sono le albicocche australiane, le ciliegie e le pesche cilene e i mirtilli argentini.

Nello specifico un chilo di albicocche australiane percorre 16 mila km, bruciando 9,4 chili di petrolio e liberando nell’atmosfera 29,3 chili di anidride carbonica; la stessa quantità di ciliegie che parte dal Cile percorre 12 mila chilometri consumando 6,9 chili di petrolio e emettendo 21,6 chili di anidride carbonica, un chilo di mirtilli che arriva dall’Argentina viaggia per 11 mila chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che produce 20,1 chili di anidride carbonica.

Gli altri prodotti incriminati sono le angurie del Brasile, le more dal Messico, gli asparagi dal Perù, i meloni dal Guadalupe e i fagiolini dall’Egitto.