Cos’è la fibrillazione atriale? Si definisce fibrillazione atriale un battito cardiaco accelerato (tachiaritmia) che origina nelle camere cardiache superiori, i cosiddetti atri, impedendo loro di funzionare regolarmente. Il cuore, di conseguenza, non svolge più correttamente la sua attività di pompaggio del sangue: la gittata cardiaca diventa irregolare, insufficiente e non soddisfa più le richieste dell’organismo. Le pareti delle cavità atriali risultano inoltre soggette a continue ed incessanti sollecitazioni: la frequenza del battito cardiaco può raggiungere i 350-400 battiti per minuto, superando di gran lunga il valore soglia di normalità e sottoponendo il cuore ad una continua condizione di stress.

La fibrillazione atriale è una delle forme di aritmia più comuni (affligge circa 600.000 individui in Italia); colpisce maggiormente il sesso maschile e la sua incidenza aumenta con l’età. Ne risultano infatti maggiormente colpiti gli ultrasessantenni, con 2,4 casi ogni 1000 persone.

Le caratteristiche della fibrillazione atriale variano da individuo a individuo. Alcune persone non manifestano alcun sintomo, spesso per anni, mentre per altre i sintomi cambiano di giorno in giorno, ragione per cui il trattamento congiunto dei sintomi e della fibrillazione atriale si rivela tutt’altro che semplice.

La durata e il modo in cui insorge un episodio di fibrillazione atriale permettono di distinguere questa aritmia in tre diverse tipologie:

Fibrillazione atriale parossistica: comporta la comparsa improvvisa di una forma aritmica caratterizzata da altissima frequenza. Essa non è per forza legata ad altre patologie ed è transitoria. La sua durata, di solito, non supera le 48 ore. La fibrillazione parossistica raramente richiede trattamenti terapeutici specifici, in quanto tende ad esaurirsi da sola.

Fibrillazione atriale permanente: indica una forma di fibrillazione che non si risolve in tempi brevi. Diversamente dalla forma parossistica, la frequenza è leggermente inferiore, ma necessita di un trattamento terapeutico specifico per arginare il fenomeno.

Fibrillazione atriale cronica: si riferisce alla permanente manifestazione di episodi aritmici, di solito causati da una preesistente patologia. Il trattamento, seppur specifico, si rivela dunque sufficiente a risolvere il problema poiché la terapia deve occuparsi prima di tutto della patologia che determina l’aritmia.

Fibrillazione atriale: Terapia

La terapia da adottare dipende dal tipo di fibrillazione atriale. Se questa è parossistica, il trattamento consiste nella somministrazione di farmaci atti a rallentare il ritmo cardiaco e antiaritmici, finalizzati alla  sua normalizzazione. Esiste inoltre un trattamento elettrico, detto cardioversione, che consiste in una tecnica non invasiva in grado di infondere una scarica elettrica, detta shock, allo scopo di resettare il ritmo cardiaco alterato e ripristinare il battito normale, scandito dal nodo seno atriale. Trattamenti di mantenimento, sono poi indicati per prevenire altri episodi parossistici, soprattutto se si è certi che il paziente soffra di ipertiroidismo o ipertensione. È, tuttavia, importante precisare che alcune circostanze, quali una sintomatologia tollerabile; la soluzione spontanea, in passato, di altri episodi di fibrillazione atriale e l’assenza di patologie cardiache fanno sì che la terapia non sia necessaria.

Se la fibrillazione è del tipo permanente/cronico, un approccio terapeutico specifico caso per caso è il passo fondamentale per aiutare il ripristino del normale ritmo cardiaco. Generalmente, in associazione alla cura del disturbo cardiaco preesistente, si procede con la somministrazione di farmaci digitali, antiaritmici, e anticoagulanti (le forme permanenti possono infatti creare condizioni trombo-emboliche); beta-bloccanti e calcio-antagonisti. Esiste poi la terapia detta “Ablazione a radiofrequenza trans catetere” che si serve, per l’appunto, di un catetere che, una volta condotto fino al cuore, è in grado di infondere una scarica a radiofrequenza colpendo proprio l’area di miocardio che genera la fibrillazione atriale. La zona colpita viene distrutta e questo dovrebbe riordinare il numero degli impulsi di contrazione da parte del nodo seno atriale. Si tratta però di una tecnica invasiva e dopo l’intervento può essere necessario impiantare un pacemaker, perché il cuore perde la capacità di generare e regolare il battito.

Convivere con la fibrillazione atriale

Chi soffre di fibrillazione atriale, anche cronica, può continuare a condurre una vita normale e attiva. E’ tuttavia fondamentale fare controlli medici regolari e seguire scrupolosamente le istruzioni del medico per l’assunzione dei farmaci. Se si assumono anticoagulanti importante è poi eseguire esami del sangue regolari per controllare se i farmaci funzionano e fare attenzione alla dieta: alcuni alimenti, come le verdure a foglia verde, potrebbero infatti interagire con il Warfarin, il farmaco anticoagulante più comunemente prescritto.