Vi avevo già parlato della festa di Yule, una delle antiche feste pagane legate alla ruota dell’anno, ovvero il calendario che scandisce il ciclo naturale delle stagioni, celebrate in epoca pre-cristiana. Se Yule celebrava la nascita del bambino di luce, la lenta crescita delle ore di luce e il buio che progressivamente arretra, Imbolc (si legge im-bulc), il 2 febbraio, da noi è conosciuto anche come la festa della Candelora, ed è dedicata a Brigid, dea del fuoco e dell’ispirazione.  Il corrispondente cristiano è quello di Santa Brigida (in molte zone d’Italia, non mancherete di notare che in questo periodo dell’anno compaiono i tradizionali “brigidini”, delle cialde fragranti all’anice che poi si consumano fino al periodo del carnevale).

COSA SI FESTEGGIA A IMBOLC?

Imbolc è uno dei sabba (celebrazioni) maggiori della ruota dell’anno pagana, ed è la festa della luce crescente, del Sole Bambino che muove i primi passi. Imbolc è il simbolo dei nuovi inizi, e dell’ispirazione che è intrinseca in ogni cosa che inizia. Solitamente chi celebra questa festa si dedica alla purificazione: si pulisce l’ambiente in cui si vive, ci si purifica nel corpo e nello spirito, per aprirsi al cambiamento che ci attende.

Nei tempi antichi, febbraio era forse il periodo più difficile dell’anno, perché le riserve alimentari accumulate per passare l’inverno erano quasi finite e i segni – anche se piccoli – che annunciavano l’arrivo della primavera erano colti con molta sensibilità e attenzione, un’attenzione che oggi, così disconnessi come siamo dalla natura e dai suoi cicli, abbiamo perso.

Per i Celti Imbolc (o Oimelc) significava “Grande Pioggia” e spesso questa festa, nei paesi nordici, è appunto chiamata “Festa della pioggia”, che rimanda peraltro all’idea di purificazione, di “lavare via” le impurità dell’inverno. Era anche il periodo della lattazione delle pecore (ovvero nuove fonti di proteine, grazie al loro nuovo latte, il burro e il formaggio, spesso significavano la differenza tra la vita e la morte per i più piccoli e i più anziani della comunità in un periodo di scarsità di risorse alimentari) o del periodo in cui le stesse portavano in grembo i loro agnelli, fonte di cibo e di ricchezza per gli uomini a primavera.

IMBOLC COME FESTA DEL FUOCO

Imbolc è una delle quattro feste Celtiche del fuoco, che comportava ovvero l’accensione rituale di fuochi e falò. Il fuoco, in questo caso, è simbolo di luce, di luna crescente, di risveglio della natura. Le celebrazioni erano più intime e private rispetto ad altre feste, anche se in molti villaggi le donne si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce: le celebrazioni cominciavano la sera della vigilia (per i Celti il giorno nuovo cominciava con l’imbrunire).

BRIGID IL MITO DEL FABBRO MAGICO

Non a caso, la dea Brigid è considerata la dea del triplice fuoco: patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva proprio da “breo”, fuoco, quel fuoco della fucina del fabbro che era fonte di ispirazione artistica ed energia guaritrice. La capacità di lavorare i metalli, nell’antichità, era ritenuta una professione magica, tanto che la mitologia nordica è piena di personaggi divini o semi-divini che creano dal fuoco e dal metallo. Del resto, anche l’alchimia medievale trae spunto proprio da questo concetto sacro della metallurgia.

Brigit, era la figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva. Rappresenta anche la conservazione della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”, diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche. Alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.

DA BRIGID A SANTA BRIGIDA
Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd.
Riguardo questa santa, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri. A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni. Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco. Il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel 6° secolo, fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.