Il 22 settembre è stato istituito dal Ministero della Salute il Fertility Day, giornata dedicata all’informazione e alla divulgazione di nozioni, consigli e a un’attiva campagna di sensibilizzazione sui vari aspetti che interessano la fertilità femminile e maschile.

Come si legge sul sito del Ministero, il Fertility Day nasce come parte del Piano Nazionale della Fertilità mettere sotto i riflettori dei cittadini italiani “il pericolo della denatalità nel nostro Paese, la bellezza della maternità e paternità, il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori, l’aiuto della medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini.”

L’iniziativa, che nella sua campagna pubblicitaria è stata presenta attraverso una serie di “cartoline” da diffondere sia in maniera reale che virtuale, tramite social network, ha però destato particolare scalpore sul web. Ciò che viene contestato è il tono della comunicazione istituzionale, da molti commentatori paragonato a un esplicito invito a fare figli, con poco velate accuse di egoismo e superficialità verso coloro che hanno scelto di non voler diventare genitori.

In più è stato fatto notare come il Ministero, almeno in questa fase di lancio, non abbia fatto menzione di tutti gli aspetti economici e sociali che circondano l’aspetto della natalità, ovvero una situazione di grave crisi economica e l’assenza di politiche a sostegno delle naturali conseguenze della tanto sbandierata fertilità.

A questo proposito è intervenuto anche Roberto Saviano, che commentando una della “cartoline” ha parlato di “un Paese con il tasso di disoccupazione come quello italiano, dove chi ha talento, ambizioni e speranze emigra; dove chi non ha la solidità economica di un famiglia che possa garantire studi e accesso alla professione, lascia il Paese. [...] Immagino che tutti i neogenitori quarantenni avrebbero voluto avere figli a venticinque anni, ma magari al tempo si stavano facendo le ossa, stavano lavorando gratis per qualche azienda, stavano forse trovando difficoltà a entrare nel mondo del lavoro e quindi, responsabilmente (loro sì, per fortuna) avranno pensato che per un figlio ci sarebbe stato tempo.”

A onor del vero la prima frase che si legge sul documento di oltre 100 pagine a sostegno del Fertility Day si sofferma come il punto focale della manifestazione sia quello di far conoscere gli aspetti medico-sanitari della questione, fermo restando la necessità di interventi di altro tipo: “Per favorire la natalità, se da un lato è imprescindibile lo sviluppo di politiche intersettoriali e interistituzionali a sostegno della Genitorialità, dall’altro sono indispensabili politiche sanitarie ed educative per la tutela della fertilità che siano in grado di migliorare le conoscenze dei cittadini al fine di promuoverne la consapevolezza e favorire il cambiamento. Lo scopo del presente Piano è collocare la Fertilità al centro delle politiche sanitarie ed educative del nostro Paese.”

Dal canto suo il ministro Beatrice Lorenzin ha fatto notare come la lettura dell’iniziativa del Fertility Day sia stata errata e a volte pretestuosa, non prendendo in considerazione l’obiettivo del suo Ministero, che in questo caso “si prefigge esclusivamente di fornire alla popolazione e soprattutto ai giovani informazioni e strumenti utili a preservare la fertilità che può essere inficiata da stili di vita non sani, comportamenti dannosi sul piano sanitario, malattie sessualmente trasmesse, ferma restando la liberta di ciascuno di gestirla secondo le proprie scelte di vita.

Infine è arrivato anche il commento di Matteo Renzi, che ha detto di non aver seguito la campagna, di cui non sapeva nulla. Il premier da un lato ha minimizzato le polemiche e poi ha riportato l’argomento sugli aspetti politici del problema del calo di natalità in Italia:Se vuoi creare una società che scommette sul futuro e fa figli devi creare le condizioni strutturali: gli asili nido, la conciliazione col lavoro. Le persone fanno figli se possono finalmente avere un lavoro a tempo indeterminato, investire su un mutuo, avere l’asilo nido sotto casa. Questa è la vera campagna. Non conosco nessuno dei miei amici che fa un figlio perché vede un cartellone pubblicitario. Conosco quelli che mi dicono ‘Come faccio se non ho i nonni, se sono precario…