L’agosto è, quantomeno per gli italiani, il mese nel quale ci accorgiamo in concreto, toccandolo con mano, di essere troppi. Le autostrade si ingorgano, dei treni è meglio non parlare, e gli aeroporti, Fiumicino in testa, sono bolge dantesche. E per scalare, e anche morire, sul Monte Bianco si fa la coda. [...] Andarsene per Ferragosto per noi è un dovere. Chi resta in città, a casa, disonora il casato: è un poveraccio che porta scritto in fronte di essere un morto di fame. Insomma, schiuma della terra. Comunque, anche se ci piace essere troppi, il fatto resta che davvero troppi siamo.

Così Giovanni Sartori descrive il Ferragosto nel suo libro “Il Paese degli struzzi“. Insomma, Ferragosto a casa sembra davvero un disonore per gli italiani, ma questa tradizione radicata va molto più indietro nel tempo che non nel recente passato.

DA DOVE ARRIVA IL FERRAGOSTO?

Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina feriae Augusti (riposo di Augusto), che indica una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. L’antico Ferragosto aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo necessario ai contadini dopo le grandi fatiche appena concluse. Per festeggiare, in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli; gli animali da tiro, buoi, asini e muli, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. Nell’occasione, i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia: l’usanza si radicò fortemente, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria nello Stato Pontificio.

IL FERRAGOSTO DURANTE IL FASCISMO

Secoli più tardi, con l’avvento del fascismo, si diffuse l’uso di organizzare delle gite popolari nel giorno di Ferragosto, grazie all’istituzione dei “Treni popolari di Ferragosto”, che offrivano viaggi a prezzi scontati ai lavoratori. In questo modo, anche le classi meno abbienti poterono cominciare a visitare l’Italia, raggiungere località di montagna o il mare. E poiché l’offerta era limitata nei giorni dal 13 al 15 di agosto, ecco nascere l’abitudine della gita concentrata in questi giorni, lo stereotipo dell’italiano in vacanza a Ferragosto – e dello “sfigato” che resta a casa descritto da Sartori.

E se è sempre vero che l’Italia che ancora lavora si ferma nella settimana di Ferragosto, le cose oggi sono un po’ cambiate, e complice la crisi in molti se ne staranno a casa o faranno solo una gita fuoriporta.

Che siate in vacanza o meno, poco importa… vi auguro di tutto cuore di passare una giornata in tutto relax, magari in compagnia di un buon libro e un buon cocomero. Che volete di più dalla vita? In fondo si amano i piaceri semplici.

Buon Ferragosto a tutti!