Potrebbe risultare una di quelle storie all’italiana, tanto fumo all’inizio, tanto clamore e pubblicità e poi più il nulla, invece il fenomeno Macao resiste, persiste e continua imperterrito la sua lunga marcia.

Dopo l’occupazione della Torre Galfa Macao ha continuato a dare la possibilità ai cittadini milanesi di inoltrarsi nei meandri delle oscurità immobiliari simboli della mala gestione degli spazi comunali. Ci sono tanti modi per affrontare le rivoluzioni, per far capire al resto della popolazione il proprio pensiero e direzione, ma quelli di Macao hanno scelto di giocare a carte scoperte, e di scoperte per usare un gioco di parole ce ne hanno fatte vedere davvero tante, il Teatro Lirico Comunale, l’ex Palazzo delle Poste, il Provveditorato agli Studi, i cinema Maestoso e Splendor e ora la Borsa dell’Ex Macello.

Luoghi che per molti non significano molto, ma che per alcuni sono stati il primo film al cinema, la fila alle poste quando si mandavano solo le lettere e non esistevano le e-mail, luoghi lasciati a se stessi per costruirne altri ancora. Macao vuole ridare luce a questi luoghi ormai dimenticati, ma nel farlo dovrà affrontare molte dinamiche di ruoli e domande sul dove si vuole andare e cosa si vuole costruire “alla fine”, come se per forza ci dovesse essere una fine a tal progetto. Ben vengano quindi progetti simili che non per forza hanno una fine bensì tanti inizi, a volte il non finire, ma iniziare diventa la cosa più interessante.