La legge 40 del 2004 è stata nuovamente oggetto di analisi da parte della magistratura, che nel corso degli anni è intervenuta a più riprese per scardinarne i principi. Questa volta è toccato al limite di età previsto per la fecondazione eterologa. A sentenziare è stato il Tribunale amministrativo regionale del Veneto che ha annullato la delibera regionale in cui si stabiliva il limite dei 43 anni di età per la donna per poter accedere alle tecniche di fecondazione eterologa.

La delibera della Regione Veneto è stata annullata in quanto appariva discriminatoria nei confronti delle donne che avrebbero voluto usufruire della fecondazione eterologa poiché lo stesso limite di età non è previsto invece per la fecondazione assistita omologa. Quest’ultima prevede infatti soltanto il limite della potenziale fertilità, senza riferimento alcuno ad un’età ben precisa.

Il Tar del Veneto ha dunque annullato la delibera impugnata poiché sono stati rilevati i vizi di eccesso di potere, illogicità, contraddittorietà ed errata valutazione di fatto e di diritto. A presentare il ricorso era stata invece l’Associazione Luca Coscioni.

Se la legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita è stata oggetto di diverse sentenze nel corso degli anni, c’è da dire che essa è stata protagonista per ben due volte nelle ultime settimane. Ancor prima dell’ultima sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Veneto, la legge era stata impugnata davanti al Consiglio di Stato, che per l’occasione ha sospeso, in via del tutto cautelare, la delibera della Regione Lombardia attraverso cui si stabiliva il pagamento di un ticket sanitario per coloro che avrebbero voluto accedere alla fecondazione eterologa. Anche in questo caso la ragione principale della decisione è stata riscontrata in una discriminazione per trattamento meno favorevole rispetto all’omologa.