La Gran Bretagna ha compiuto un’importante rivoluzione nel campo della fecondazione: la Human Fertilisation and Embryology Athority (HFEA) britannica ha infatti dato il via libera al Francis Crick Institute per iniziare le sperimentazioni riguardo la manipolazione genetica degli embrioni umani provenienti da cliniche che svolgono tecniche di fecondazione in vitro.

Questa non è la prima volta che si cerca di studiare la procedura di sviluppo embrionale: durante lo scorso anno, infatti, anche un team cinese avrebbe condotto degli studi con un procedimento simile.

Questi esperimenti, che dovrebbero prendere il via nel giro dei prossimi mesi, hanno come scopo quello di definire ciò che accade durante le prime fasi dello sviluppo embrionale: a chiedere il via libera è stata Kathy Niakan, una ricercatrice specializzata in cellule staminali del Francis Crick Institute, e durante la prima fase del progetto pilota dovrebbero essere coinvolte dai 20 fino ai 30 embrioni.

Come spiegato dalla stessa Niakan ogni 100 ovuli fecondati meno di 50 raggiungerebbe lo stadio di blastocisti – con circa 200-300 cellule -, mentre solamente 13 arriverebbero fino al terzo mese: per capire cosa accade i ricercatori si avvarranno della tecnica Crispr che permetterà di inibire un gene alla volta in modo da andare a capire quali sono quelli fondamentali per lo sviluppo embrionale.

Questo studio potrebbe essere fondamentale non solo per comprendere i primi stadi dello sviluppo embrionale, ma anche per capire cosa accade quando si verificano degli aborti spontanei.

Se da un lato può avere dei pareri positivi dall’altra, invece, potrebbe presto sollevare non poche critiche: secondo alcuni, infatti, questa tecnica potrebbe aprire le porte all’eugenetica, permettendo così le persone a creare dei “bambini su ordinazione”, scegliendo tutte le caratteristiche fisiche più gradite.

Per questo motivo la normativa che ha dato il via libera ha comunque vietato che gli stessi embrioni vengano successivamente impiantati per dare il via ad una gravidanza: la legge britannica permette infatti di svolgere degli studi sugli embrioni – anche quelli modificati – a patto che questi non vengano poi impiantati per una gravidanza.