Il trattamento di procreazione assistita,  il processo col quale si attua l’unione dei gameti artificialmente, è una scelta per la quale optano più di 51mila coppie in Italia. Un quarto di queste (circa 13mila) sono costrette a spostarsi dalla propria regione per poter realizzarla.

I dati provengono da un’indagine effettuata dalla commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari, che mette in luce una situazione di rispetto dei diritti sanitari che cambia di luogo in luogo: soprattutto nel meridione, per esempio, non sono presenti centri che offrano tale tipo di servizio. In altri casi, laddove vi è la struttura, come in Sicilia o nel Lazio, non vi è assistenza economica, e per non spendere anche fino a 15mila euro le donne sono costrette a spostarsi in regioni come la Lombardia o la Toscana dove i ticket hanno un costo che va da un minimo di 200 a un massimo di 500 euro.

Ma il cosiddetto “turismo riproduttivo” si pratica anche verso l’estero:  la Spagna, ad esempio, è una delle destinazioni privilegiate perché adotta una legge che consente la fecondazione assistita per le donne single, ma anche l’ovodonazione (la  tecnica di fecondazione assistita di tipo eterologo che prevede la donazione di ovociti da una donna ad un’altra), l’embrio-donazione, nonché l’anonimato dei donatori.