La Corte Costituzionale ha dato un nuovo colpo alla legge italiana sulla fecondazione assistita, la numero 40 del 2004. Dopo aver più volte sentenziato su di essa, modificandola in più parti, la Consulta è intervenuta nuovamente per roderne i cardini. Questa volta è toccato al divieto di selezionare gli embrioni sani: un diniego che spesso ha messo in difficoltà coloro che sono portatori di patologie e che non volevano trasmetterle al feto.

La questione di costituzionalità sul divieto imposto dalla legge sulla fecondazioni assistita è stata sollevata dal Tribunale di Napoli. I giudice della Corte Costituzionale avrebbero dunque dichiaro illegittima la norma in cui si contempla come ipotesi di reato la selezione degli embrioni anche nei casi in cui questa sia esclusivamente finalizzata ad evitare l’impianto nell’utero della donna di embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili rispondenti ai criteri di gravità stabiliti con la legge sull’aborto e accertate da apposite strutture pubbliche.

Tale articolo violerebbe gli articoli 3 (sull’uguaglianza) e 32 della Costituzione (sul diritto alla salute) per contraddizione rispetto alla finalità di tutela della salute dell’embrione di cui all’articolo 1 della legge sulla fecondazione assistita. Il divieto contrasterebbe infine anche con il diritto al rispetto della vita privata e familiare, che include al suo interno il desiderio della coppia di generare un figlio non affetto da malattia genetica.

Per l’Associazione Luca Coscioni si è trattata di una sentenza davvero storica perché darebbe finalmente il via alla tanto attesa diagnosi preimpianto. Una possibilità, come spiega l’Associazione stessa, mirata alla tutela del diritto di salute e non all’eugenetica che tanto si temerebbe. Chi invece continua a sostenere il divieto di diagnosi preimpianto, lo fa in genere puntando al fatto che in questo modo verrebbero lesi alcuni dei diritti dell’embrione.