Una buona notizia per tutte quelle coppie che non riescono ad avere figli e che dunque decidono di ricorrere alla fecondazione assistita: l’agopuntura può raddoppiare le chance di successo. A sostenerlo è una ricerca dell’Homerton University Hospital, nel Regno Unito, presentata al meeting annuale della European Society for Human Reproduction and Embryology ad Helsinki, in Finlandia.

Lo studio è stato compiuto su un campione di 127 donne, di età compresa tra 23 e 43 anni, al primo o secondo ciclo di fecondazione in vitro, suddivise in due gruppi: il primo, nel quale sono state inserite quelle donne che durante il trattamento si sono sottoposte a quattro sedute di agopuntura; il secondo, nel quale sono state inserite quelle donne che non lo hanno fatto. E i risultati, a un anno di distanza, sono stati chiari: il 42,5% delle donne presenti nel primo gruppo ha poi dato alla luce un figlio, contro solo il 21,7% delle donne del secondo gruppo, ovvero la metà.

L’agopuntura è un antica disciplina della medicina tradizionale cinese che si fonda sul concetto di stato energetico: se l’energia vitale (qi) è libera di scorrere nel corpo, la persona gode di buona salute; se invece incontra degli ostacoli, allora le cose si complicano. La tecnica dell’agopuntura agisce sui meridiani, cioè quei canali invisibili lungo i quali scorre l’energia, tramite l’inserimento di aghi nei punti che necessitano di essere sbloccati per correggere gli squilibri del qi.

La scienza ufficiale si è sempre dimostrata scettica nei confronti dell’agopuntura, avendone verificata l’efficacia solo in un limitato numero di trattamenti specifici (per esempio, nel trattamento di alcune tipologie di dolori), mentre in altri ambiti i risultati non sono stati sufficienti. Anche per questo lo studio dell’Homerton University Hospital assume un’importanza particolare.