La Sindrome di Down (detta anche Trisomia 21) è una condizione causata dalla presenza di una terza copia (o una sua parte) del cromosoma 21. Nella maggior parte dei casi (quasi il 90%) la Sindrome di Down è dovuta ad un meccanismo chiamato non disgiunzione. Durante la formazione dei gameti (ovuli e spermatozoi), le coppie di cromosomi omologhi devono separarsi e migrare verso i poli opposti della cellula, così da avere una copia del cromosoma in ogni gamete. La non disgiunzione ha origine quando questo meccanismo non funziona correttamente, dando origine ad un ovulo o uno spermatozoo contenente una copia in più del cromosoma 21 rispetto al normale. Quando poi, con la fecondazione, tali cellule si uniscono ad una sana, l’embrione che si viene a creare risulta quindi possedere in totale 47 cromosomi anziché 46. Questo tipo di errore nella divisione cellulare causa circa il 95% dei casi di sindrome di Down.

Le cause della non disgiunzione risultano tuttavia ancora sconosciute ed il fattore di rischio più importante ad oggi identificato riguarda l’età della madre: se tra i 16 e i 20 anni, le possibilità di concepire un figlio con Sindrome di Down sono una su  1472, nella fascia di età tra i 31 e 35 anni queste risultano aumentate a una su 516, fino ad arrivare a una su 12 se al momento del concepimento la madre ha sorpassato i 45 anni. Il rischio di concepire un figlio con Sindrome di Down aumenta dunque con l’avanzare dell’età della madre, divenendo consistente dopo i 35 anni. Nel 90-95% dei casi è infatti la madre ad avere, nel gamete oggetto del concepimento (cellula uovo), due cromosomi 21 anziché una singola copia.

Attualmente, la prevalenza neonatale della malattia è stimata intorno ad un caso ogni 750 bambini e, nonostante l’età della madre sia il principale fattore di rischio ad oggi individuato, la maggior parte dei bambini con Sindrome di Down (tra il 65 e l’80 % ) nasce da donne fra i 24 e i 30 anni, poiché generalmente le donne più giovani hanno più figli rispetto a quelle più anziane. L’incidenza della Sindrome di Down sarebbe tuttavia molto più alta, se non fosse che la maggior parte delle gravidanze trisomiche vanno solitamente in contro ad interruzione spontanea (i bambini nati con Sindrome di Down costituiscono dunque solo il 25% circa del totale di concepimenti trisomici per il cromosoma 21).

Numerosi sono gli studi in corso al fine di individuare le cause della mancata disgiunzione del cromosoma 21 e quindi dell’insorgenza della Sindrome di Down: al momento è stato dimostrato che non giocano alcun ruolo l’appartenenza ad una determinata razza etnica, a un particolare ceto sociale, né il luogo di abitazione. Parimenti, poco o nessun effetto producono fattori intervenuti durante la gravidanza, come malattie della madre, carenze alimentari o vitaminiche, alcool, nicotina e uso di droghe, né esistono studi scientifici che dimostrano che la sindrome di Down possa essere causata da particolari attività o abitudini dei genitori prima o durante il periodo della gestazione.

Sebbene la Trisomia 21 da non disgiunzione non sia ereditaria, sembra tuttavia che il rischio di concepire un bambino Down aumenti quando in famiglia sia già presente un altro caso di SD. L’ipotesi più accreditata resta comunque quella che l’insorgenza delle anomalie cromosomiche sia da considerarsi un fenomeno “naturale”, in qualche modo legato alla fisiologia stessa della riproduzione umana. Per quel che ne sappiamo oggi, la Sindrome di Down è dunque da attribuirsi ad un incidente genetico, che, per quanto tale, non può essere attributo a nessuno specifico “colpevole”.