Il fast food, ovvero “cibo veloce” , consiste in un sistema di ristorazione rapido, tipico dei paesi anglosassoni, ma, dagli anni ‘80 ad oggi, diffusosi ormai ovunque. I tipici piatti da fast food sono costituiti da hamburger e patatine fritte, hot dog, cotolette, pizze, sandwich, kebab, fish and chips, ecc. il tutto accompagnato da una buona dose di salse, come senape, maionese e ketchup e spesso da bibite zuccherate e gassate. Un pasto goloso, certo, ma anche totalmente sbilanciato dal punto di vista nutrizionale, tanto da rientrare nei così detti “junk food” o “cibo spazzatura”.

I cibi considerati fast food apportano infatti un ridotto quantitativo di fibre, sali minerali e vitamine, a fronte di un elevato contenuto di grassi e zuccheri raffinati, aumentando così il rischio di obesità (a sua volta collegato all’aumento del rischio tumori). Tali alimenti contengono inoltre elevate quantità di acidi grassi trans, responsabili della riduzione di colesterolo buono in favore di quello cattivo, dell’aumento delle lipoproteine a bassa densità, aumento dei trigliceridi e promozione dell’insulino-resistenza, spianando così la strada a diabete e malattie cardiovascolari.

Gli esperti raccomandano dunque un consumo ridotto di prodotti da fast food, non oltre una volta a settimana, così da scongiurare i pericoli connessi all’incremento del peso, ad una potenziale alterazione del metabolismo lipidico (ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia) e glucidico (iperglicemia e diabete), nonché dei valori pressori (preipertensione e ipertensione).

Tali cibi spesso contengono inoltre conservanti, oli scadenti, margarina e additivi alimentari utilizzati per esaltare i sapori, nonché molecole tossiche che derivano dai tipi di cottura impiegati, come gli idrocarburi policiclici aromatici, provenienti dalla carbonizzazione dei grassi e delle proteine alimentari e ritenuti cancerogeni (soprattutto per i tessuti esofagei, gastrici, intestinali ed epatici).

Avvicinare i bambini al mondo del fast food rappresenta quindi un comportamento altamente diseducativo: una volta abituati a sapori molto dolci, salati e “unti”, i giovani ricercheranno infatti tali gusti anche nell’alimentazione casalinga, aumentando sensibilmente tutti rischi di cui sopra. Non per niente all’aumentare del numero dei bambini in condizioni di grave sovrappeso e obesità, e quindi ad alto rischio rischi di sviluppare, da adulti, svariate patologie, ovunque si assiste al moltiplicarsi di campagne in favore e a sostegno di un’alimentazione sana e ben bilanciata.