L’Italia spende sempre di più per i farmaci e il trend è destinato a confermarsi, anzi a crescere, nei prossimi anni. Secondo il rapporto Osmed presentato oggi a Roma dall’Agenzia italiana del farmaco, nel 2015 la spesa farmaceutica è stata pari a 28,9 miliardi di euro, cioè l’8,6% in più rispetto all’anno precedente. Il Servizio sanitario nazionale si è fatto carico di tre quarti di questo ingombro, mentre circa 8 miliardi e 300 milioni sono stati sborsati direttamente dai pazienti. E nei prossimi cinque anni potrebbero essere 10 i miliardi di euro in più che usciranno dalle casse dello Stato.

Decisivo, nell’aumento della spesa farmaceutica, quel miliardo e 700 milioni di euro destinato ai nuovi, costossimi farmaci per l’epatite C, che sono stati utilizzati per curare quasi 50mila malati. “Il principio attivo che si associa alla maggior spesa nel 2015“, scrive l’Aifa, “è il sofosbuvir, con 14,69 euro pro capite, seguito dall’associazione di sofosbuvir e ledipasvir (7,13 euro pro capite)“. E ciononostante, secondo l’EpaC ci sono nel nostro paese almeno 100mila persone che ancora non possono accedere alle nuove cure per questa grave malattia.

In media, nel 2015 gli italiani hanno consumato 1,8 dosi di farmaci al giorno cadauno, mentre dalle farmacie sono uscite 1,9 miliardi di confezioni, con un incremento dello 0,1% rispetto all’anno precedente. I farmaci più prescritti sono quelli relativi al sistema cardiovascolare, seguiti da quelli per l’apparato gastrointestinale e per il metabolismo, poi da quelli del sangue e da quelli del sistema nervoso centrale. Continua a scendere, invece, il consumo di antibiotici: nel 2015 ne sono state consumate 22,8 dosi al giorno per mille abitanti, cioè il 2,7% in meno rispetto al 2015. Tuttavia, come segnala l’Aifa, continua a rappresentare un problema l’inappropriatezza delle prescrizioni di antibiotici, benché anch’essa in calo rispetto al passato: “L’impiego inappropriato di antibiotici supera il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate, un dato che appare in costante calo rispetto agli anni precedenti. In particolare, nel 2015 il 37,1% dei soggetti con diagnosi di affezioni virali delle prime vie respiratorie (influenza, raffreddore, laringotracheite acuta) ha ricevuto una prescrizione di antibiotico”.