La Commissione europea ha chiesto formalmente all’Italia di applicare la legislazione Ue sulle procedure di autorizzazione alla commercializzazione dei farmaci generici. Secondo la direttiva 2001/83/CE, l’attuazione di queste può avvenire senza che su ciò incida sulla protezione degli interessi in tema di proprietà industriale e commerciale. D’altro canto, il detentore dell’autorizzazione di un medicinale generico non può immettere un prodotto sul mercato prima che sia scaduto il brevetto del prodotto di riferimento.

L’ITALIA RESTIA AI FARMACI GENERICI?
Bruxelles ritiene che l’Italia non abbia rispettato la scadenza per l’adozione degli emendamenti Ue nel diritto nazionale e continui pertanto a venir meno all’obbligo di tutelare adeguatamente i fabbricanti. In particolare, in Italia una legge vieta ai fabbricanti di prodotti generici di presentare la richiesta di autorizzazione alla commercializzazione prima del penultimo anno di validità del brevetto di un prodotto di riferimento.

L’ULTIMATUM DELL’UE
Per tale motivo la Commissione sollecita l’Italia ad assicurare la piena ottemperanza alla direttiva entro due mesi. La richiesta odierna si configura quale “parere motivato”, sulla base dei procedimenti di infrazione dell’Ue. Se l’Italia non ottemperasse entro la scadenza definita, l’esecutivo potrebbe decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia europea.

PERCHE’ E’ COSI’ DIFFICILE IN ITALIA?
“L’indicazione del generico nella ricetta complica la vita del medico ospedaliero perche’ allunga i tempi di dimissione o di chiusura della visita del paziente. Siamo continuamente sommersi dalla burocrazia: certificati online, cartelle cliniche, ricette elettroniche e ticket. Prescrivere pure il generico e’ un impedimento in piu’”. Ad affermalo all’Adnkronos Salute e’ Riccardo Cassi, presidente nazionale Cimo-Asmd, intervenuto a Roma alla presentazione della proposta di riforma della professione. Convegno promosso proprio dalla Cimo.

LE RESISTENZE AI FARMACI GENERICI
“E’ ovvio che per noi l’impegno e’ minore rispetto al collega di medicina generale – precisa Cassi – anche perche’ abbiamo a che fare con farmaci piu’ complessi e con meno concorrenti equivalenti”.