Merenda sana per i vostri bambini? Pane, marmellata e… succo di frutta? Ebbene no, tra questi elementi l’elemento non sano è proprio il succo di frutta: un luogo comune molto diffuso tra le mamme è che i succhi di frutta siano una merenda salutare. Di certo, se li paragoniamo alle merendine confezionate, ricche di grassi e di zuccheri, il succo di frutta è meglio (sempre che il bambino si limiti solo a quello) ed è pure pratico. Basta infilare il brick o la bottiglietta nello zainetto e il gioco è fatto. Tuttavia, c’è un fatto che troppo spesso viene ignorato: il succo di frutta non è un alimento a calorie zero. Tutt’altro!

IL SUCCO: TOGLIE LA FAME MA NON NUTRE

Secondo i nutrizionisti, lo spuntino di metà mattina e la merenda dovrebbero rappresentare non più del 7-10% delle calorie totale assunte da un bambino durante la giornata. Calcolando che per un bambino delle elementari il fabbisogno è di circa 1900 calorie, la merenda dovrebbe essere intorno alle 135-140 calorie, quota superata da molte merendine in commercio. Un brick da circa 125 millilitri di succo alla pera, ad esempio, ne contiene già 50-60, ed è meglio tenerne conto prima di proporlo, magari affiancato ad altro. E attenzione anche all’eccessivo consumo di zuccheri, che secondo alcuni studi in età prescolare aumenterebbe il rischio di obesità per l’abitudine al sapore dolce e di bassa statura, perché il succo toglie la fame ma non nutre.

I SUCCHI INDUSTRIALI AL POSTO DELLA FRUTTA FRESCA? NO, GRAZIE

Un altro errore frequente è quello di considerare i succhi industriali come un valido sostituto della frutta fresca. Ma vi siete mai chiesti quanta frutta vi sia effettivamente in queste bevande? La risposta sta nella denominazione di questi prodotti, secondo quanto previsto dalle legge italiana (Decreto legislativo 151/21 maggio 2004, in attuazione della Direttiva Ce 2001/112). Ecco in breve cosa dice:

  • Il “Succo di frutta” è esclusivamente il prodotto costituito da frutta al 100% (spremuta meccanica o succhi concentrati ricostituiti con acqua e aromi  distillati dalla lavorazione). Non sono consentiti coloranti, ma solo alcuni additivi antiossidanti (come l’acido ascobico, o Vitamina C) e acidificanti (che escludono la presenza dello zucchero per legge).
  • La “Spremuta” si ha quando non sono presenti zuccheri aggiunti o additivi e vengono conservate solo grazie a un processo di pastorizzazione e tenute poi nel banco frigo. Come per il succo di frutta, non sono consentiti coloranti.
  • Il “Nettare” viene prodotto aggiungendo alla frutta acqua e zucchero (per un massimo del 20% del peso totale), eventualmente miscelando anche la purea. La percentuale minima di frutta presente nei nettari è fissata per legge e varia a seconda del tipo di frutta. Ad esempio, è il 50% per pere e mele, e al 25% per le banane. Gli additi aggiunti possono essere acido ascorbico, acido citrico, acido lattico, tartrati di potassio e carbonati di calcio. Non si tratta, comunque, di sostanze nocive. Vi sono però, poi, anche dei “coadiuvanti tecnologici”, come ad esempio, l’anidride solforosa e i tannini, il cui utilizzo serve a nascondere odori e sapori sgradevoli e conservare più a lungo il prodotto, e il cui utilizzo lascia abbastanza perplessi, specialmente perché sotto una certa quantità non v’è obbligo di citarli in etichetta.
  • Le “Bevande alla frutta” possono contenere anche solo il 12% di frutta. Un esempio è l’aranciata, che nonostante sappia vagamente di arancia, la frutta in essa contenuta è davvero pochina, e non si differenzia troppo dai cosiddetti soft drink, ovvero bibite analcoliche come il lime, il thé freddo alla frutta, ginger, ale, toniche varie. Queste bibite contengono molta acqua e zucchero. Secondo uno studio di Altroconsumo, in un bicchiere di aranciata sono presenti circa 25 grammi di zucchero (3 bustine e mezzo), di cui solo 2 derivate dalla frutta. Qui sono consentiti aromi e additivi come conservanti e coloranti.

ATTENZIONE AI TRUCCHI IN ETICHETTA

Il primo consiglio: fate attenzione a ciò che comprate e fate bere ai vostri figli. Il secondo, un po’ meno scontato, è per quelle mamme che stanno già attente, e che pensano di saper scegliere bene: chi compila le etichette ha a sua disposizione molti trucchi per falsare la percezione di chi legge le tabelle nutrizionali dei prodotti. Ad esempio, sappiamo che nelle etichette gli ingredienti vanno indicati in ordine decrescente di peso: per far comparire il succo di frutta in seconda posizione, dopo l’acqua, basta separare lo zucchero dallo sciroppo di glucosio, in modo che ciascuno dei due sia di una percentuale inferiore al 12%.

Occhi aperti quando siete al supermercato, dunque!