L’Expo 2015 è ormai alle porte e l’Italia – insieme al Consiglio nazionale delle Ricerche - starebbe studiando i “cibi del futuro” che potrebbero approdare sulle tavole dell’Esposizione Universale che si terrà a Milano dal primo maggio al 31 ottobre 2015.

Nulla di convenzionale, almeno per i menù occidentali, perché a quanto pare si potrebbe vedere l’ingresso di ingredienti come farine d’insetti – specialmente di grilli e cavallette con un colore che varia dal giallo al marroncino -, paste di microalghe – con un colore verde-azzurro – e meduse disidratate o in salamoia. Questi, in particolare, sarebbero i primi alimenti ad essere stati candidati per l’Expo.

Ingredienti ricchi di proteine, non c’è che dire, “completamente diversi fra loro e nuovi al mondo occidentale, ma diffusi da tempo nell’Est asiatico e in America Latina” ha sottolineato Graziella Chini Zittelli dell’Istituto per lo studio degli Ecosistemi del Cnr, continuando: “Le microalghe, per esempio, erano ingredienti noti agli aztechi. Naturalmente siamo in grado di riconoscere eventuali specie tossiche e lavoriamo solo su quelle sicure per l’uso alimentare”.  Le stesse risulterebbero avere un elevato valore nutritivo e che alcune specie sarebbero ricche di acidi grassi polinsaturi che fanno bene a cuore e cervello, mentre le farine di cavallette e grilli – anche esse ricche di elevate proprietà nutrizionali – potrebbero andare a sostituire la tipica farina di frumento e grano per preparare così dolci come torte o muffin, come già sperimentato in precedenza; lo stesso potrebbe valere anche per larve e coleotteri.

Una scommessa

Rimuovere dai cibi del futuro l’etichetta di “esotici” o comunque “strani”: questa sarebbe la scommessa fatta dai ricercatori. Specie per quanto riguarda le microalghe e le meduse,  Antonella Leone dell’Istituto di scienze delle Produzioni alimentari del Cnr ha spiegato come queste possano essere allevate in impianti esterni. Questo vale specialmente per le meduse, che oltre ad essere tra i papabili cibi del futuro e dotate di un composto attivo che sarebbe in grado di combattere il tumore al seno, si troverebbe anche tra le coste pugliesi con la specie Cotylorhyza tuberculata.

Una ricerca che, una volta terminata, non porterà automaticamente questi alimenti sulle tavole dell’Expo e tra gli scaffali dei supermercati: questo perché tutti i dati analizzati dovranno essere valutati a loro volta dalla Efsa, ovvero l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, la quale deciderà di dare o meno il via libera.

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