Una sentenza che dopo quasi due anni e quattro gradi di giudizio aveva deciso che, nonostante il suo stato di coscienza minimo e irreversibile, dovesse rimanere in vita fermando l’ipotesi eutanasia. Una decisione presa all’ultimo momento dalla Corte Suprema che ha sconvolto il verdetto e l’opinione pubblica: lo stop alle cure per Vincent Lambert, infermiere di 38 anni tetraplegico per via di un incidente e mantenuto in vita dai macchinari dal 2008.

Qualche ora dopo, però, è intervenuta la Corte Europea dei diritti dell’uomo che a sua volta ha sconvolto nuovamente la sentenza: Vincent rimarrà in vita. “Continuare l’idratazione e la nutrizione dell’uomo costituirebbe un accanimento irragionevole” avevano dichiarato i giudici francesi, secondo i quali avrebbe subito una distruzione quasi totale di una parte destra del cervello e, per questo, non potranno mai esserci dei miglioramenti.

Come se non bastasse anche la famiglia di Lambert è divisa in due, i suoi genitori e fratelli vogliono che rimanga in vita, mentre la moglie lo vuole trasferire in Belgio, dove vive e dove l’eutanasia è consentita per legge, per porre fine al suo “calvario”. Sono stati proprio i fratelli e genitori ad appellarsi ai giudici europei affinché non staccassero la spina a Vincent, e perché riceva tute le cure adeguare.

Come scritto dalla Corte nella sua decisione: “La Corte, il 24 giugno 2014, avendo saputo dello stop alla somministrazione dell’alimentazione stabilito dal Consiglio di Stato ha deciso d’indicare al Governo, in applicazione dell’articolo 39 del regolamento della Corte, nell’interesse delle parti [..] di bloccare questa decisione. La misura implica che il signor Lambert non possa essere spostato in un’altra struttura con l’obiettivo di interrompere l’alimentazione e l’idratazione“, ma sfortunatamente ci vorranno ancora dei mesi prima che l’esame sulla decisione della Corte risulti fondato.


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