Ho già accennato al regolamento europeo n. 648/2004, quello che ha il compito di regolamentare i detergenti sul suolo europeo, e che impone a tutti i fabbricanti di detergenti di rendere nota al consumatore la composizione dei prodotti: purtroppo la stessa normativa sembra tutelare più i produttori che i consumatori, poiché tale obbligo non deve essere assolto in etichetta, ma bensì su un sito web. Questo determina una “scomodità” di fondo per il consumatore, che per conoscere cosa c’è in un detergente deve prima leggere l’etichetta, poi collegarsi a un sito web (e non tutti lo possono fare da un cellulare o da un tablet quando fanno la spesa) e poi decifrare l’etichetta del detersivo. Insomma, non è proprio un aiuto alla trasparenza…

La cosa migliore, l’ho già detto e ripetuto, sarebbe quella di sostituire i detergenti da supermercato con quelli ecologici certificati oppure con preparati casalinghi a base di lisciva, aceto o bicarbonato.

GLI ANTIBATTERICI DA EVITARE

Vi ho già accennato in un altro articolo anche alla pericolosità degli antibatterici nei detersivi: evitate i prodotti che contengono (oltre al triclosan) il Dimetil didecil ammonio cloruro (o Didecyldimonium chloride) e il Benzal-conio cloruro (o Benzalconium Chloride). In genere questi antibatterici non sono presenti nei detersivi per i piatti o per i pulitori di superfici dure, ma solo nei disinfettanti per pavimenti o wc.

IL REACH

Il Reach è il Regolamento europeo per le sostanze chimiche e avrebbe potuto essere un ottimo strumento per la difesa della salute dell’ambiente e del consumatore. Il Reach dovrebbe entrare pienamente in vigorne nel 2018, ma purtroppo, anche in questo caso le associazioni ambientaliste e dei consumatori hanno già levato gli scudi perchè la normativa fornisce delle facili scappatoie ai produttori, in particolar modo proprio nei confronti dell’utilizzo delle sostanze più pericolose. “Di fatto – spiegano le associazioni ambientaliste -il Reach consentirà ancora, se non sarà modificato, l’impiego di molte sostanze che possono causare gravi danni alla salute, fra cui cancro, malformazioni congenite, patologie del sistema riproduttivo e del sistema endocrino”.

DOVE FALLISCE IL REACH?

La falla del sistema sta nel cosiddetto sistema di “adeguato controllo”, ovvero le aziende potranno impiegare una sostanza potenzialmente pericolosa (nel documento vengono definite “estremamente problematiche”) se potranno dimostrare che l’esposizione alla sostanza resti sotto il valore di soglia di dicurezza. Peccato che però con questo sistema non si consideri che le sostanze tossiche e pericolose, anche in minime quantità si depositino col tempo nell’organismo e nell’ambiente, andando così a costituire un serio pericolo per la salute umana. Inoltre, i produttori potranno produrre o importare fino a 10 tonnellate di queste sostanze senza che vengano effettuati controlli sulla loro sicurezza. Un’altra grossa lacuna del Reach, infine, è il fatto che non si prendano in considerazione gli effetti delle miscele di queste sostanze.

La proposta delle associazioni di medici e di quelle ambientaliste sta invece nel concedere un periodo alle aziende per trovare dei sostituti alle sostanze pericolose, oltre il quale la sostanza pericolosa non potrà più essere utilizzata.

LE SOSTANZE PIU’ PERICOLOSE DA EVITARE

  • TBT (tributilstagno): è una immunotossina presente nei prodotti tessili e in alcune plastiche. Dannosissimo sui molluschi marini;
  • Nonilfenoli;
  • Paraffine clorurate a catena corta: sono presenti nei tessuti e nel sangue dei predatori. Nell’organismo umano aumentano i tumori;
  • Bisfenolo A: altera gli organi riproduttivi maschili  e influenza il comportamento degli animali;
  • Ritardanti di fiamma: sono usati nei tessuti e nella mobilia, si possono trasmettere da madre a figlio.