C’è una differenza fondamentale tra essere vegetariani e non esserlo: il vegetariano vede continuamente animali morti che lo circondano; l’onnivoro non vede “animali morti” intorno a sé, ma solo cibo. L’onnivoro ha imparato a cancellare dalla propria mente il concetto di morte. Non si rende nemmeno conto di mangiare “qualcuno” e non qualcosa.

A volte bisogna ammettere che è sconfortante: lo è quando sfogli una rivista di ricette che tua mamma o una tua amica ti esortano a guardare con entusiasmo, e ti ritrovi a sfogliare velocemente una pagina dietro l’altra buttando un’occhiata all’immagine a pagina piena e pensando “cadavere, cadavere, cadavere…“… alla fine della rivista ti restano si e no due ricette senza morti dentro, e ti chiedi: “ma com’è che lei non li vede?”…

Ricordo un giorno in cui andai a pranzo con un amico  a Milano: entrammo in una specie di tavola calda dentro un grande magazzino, e dietro al bancone campeggiavano dei maiali finti appesi a dei ganci, come a ricreare una macelleria. Lo trovai di un gusto pessimo e mi domandai se fossi l’unica a sentirmi a disagio nell’avere davanti un corpo morto (pure che fosse finto) a ciondolarmi davanti agli occhi mentre mangiavo. Ironia della sorte: proponevano anche dei piatti vegetariani.

Qualche sera fa, guardando distrattamente un vecchio episodio di CSI: New York, vidi una scena che riguardava sempre un maiale, o meglio, il cadavere di un maiale (era vero? Chi lo sa, ma di certo era molto realistico) che veniva utilizzato per provare l’impatto da armi cruente per individuare quale di quelle fosse stata utilizzata dal killer di turno. Del resto chi ama le crime series lo sa: viene ripetuto spesso che il maiale è l’animale anatomicamente più simile all’uomo. Un’analogia che disturba abbastanza, chi lo sa se volutamente o meno. Infatti trovai la scena di gran lunga più violenta che non tutte quelle dei vari cadaveri umani che caratterizzano la serie, quegli stessi cadaveri che diventano in automatico “vittime” in quanto morte. Curioso come i “buoni” della serie passino da cacciatori di killer (di uomini) a killer (di animali)… Chissà quanto inconsapevoli.

Sarebbe ben curioso trovarsi in un tribunale antispecista, dove ciascuno fosse giudicato in base alle morti o ai torti inflitti agli altri, a prescindere dalla specie… Sarebbe sicuramente un processo bizzarro.

Per tornare alla realtà: certo, è questione di abitudine, ma è anche questione di essere sconnessi dalla natura delle cose, più che di sensibilità personale. Quando si percepisce la violenza che ci circonda, tutta, ci si rende conto di vedere il mondo da una prospettiva diversa. E anche le persone ci sembrano diverse.

All’improvviso, ci si sente felici di non contribuire a far soffrire qualcuno. Ad esempio, un animale. Ecco il conforto di vedere le “cose morte”: sapere di non esserne responsabili.