Secondo uno studio condotto da Lifepath e finanziato dalla Commissione europea, essere poveri comporterebbe anche di avere a disposizione un’aspettativa di vita media più corta di almeno 2,1 anni. Una conseguenza dovuta soprattutto al fatto che essere poveri significhi avere condizioni economiche e sociali svantaggiate.

Queste conseguenze negative sarebbero equiparabili a quelle cui è soggetto un individuo che fuma, che abusa nel consumo di alcolici, che ha il diabete oppure che ha una vita molto sedentaria. Nel caso di soggetti che fumano, l’aspettativa di vita media è più bassa di 4,8 anni; per i diabetici di 3,9 anni; per coloro che tendono ad essere sedentari di 2,4 anni mentre per coloro che bevono troppo l’aspettativa di media media si abbassa almeno di un anno.

Lo studio condotto da Lifepath sembra essere il primo che abbia messo in luce il peso che i fattori di rischio combinati ad educazione, lavoro e reddito possano avere sulla salute degli individui. Era già noto che educazione, lavoro e reddito potessero avere un qualche effetto sulla salute ma la ricerca ha permesso di ottenere maggiori dettagli in merito. Lo studio è importante anche dal punto di vista sociale perché potrebbe consentire alle politiche dei vari Paesi di essere rideterminate e ripensate tenendo conto di questi dati. Oggi, molti degli sforzi fatti dalla politica sociale, si concentrano su problemi quali tabagismo e obesità, tralasciando o dando poca importanza ai problemi di salute che può causare un basso livello socioeconomico.

I ricercatori suggeriscono di includere le condizioni sociali ed economiche povere all’interno dei fattori di rischio che portano a conseguenze sulla salute e all’abbassamento dell’aspettativa di vita media, in modo tale che la politica possa intervenire attivamente contro di esse e condurre ad un miglioramento.