Fino a qualche anno fa, in mezzo alle siepi che costeggiavano le strade non asfaltate nelle regioni del nord Italia si potevano notare, in numero molto maggiore rispetto ad oggi, degli arbusti cespugliosi che a prima vista si rivestivano di bellissimi fiori color rosa pallido: erano le rose canine, chiamate anche rose selvatiche o rose di macchia. Alla caduta dei petali, il calice di quei tenui delicati fiori e era divenuto un frutto carnoso, il cui involucro esterno lucido e compatto, col passare del tempo, assumeva un colore rosso vivo che ravvivava le siepi ormai brulle nel tardo autunno e costituiva un cibo prezioso per gli uccelli stanziali. Ancora oggi i bambini, guidati da quell’impulso spontaneo che, nei vari periodi dell’anno indica loro prodotti dei campi di cui hanno particolare bisogno, si deliziano il palato con la buccia molle di questi frutti, facendo però attenzione ad eliminare i semi e la peluria che li riempie all’interno. Ignorando che questa è per loro la migliore cura preventiva contro i malanni di stagione, soprattutto quelli legati ai primi freddi, come raffreddori, la tosse e mal di gola, cercano di aumentare le difese immunitarie, procurandosi le sostanze vegetali capaci di apportare all’organismo le vitamine e i minerali più appropriati. I frutti della rosa canina sono effettivamente ricchissimi di vitamine, soprattutto quelle del gruppo C, che contengono anche ferro, fosforo, tannini, pectine, pol fenoli e carotenoidi e hanno perciò indiscusse proprietà terapeutiche. Ma quali sono le proprietà della rosa canina?

Rosa canina: di cosa si tratta?

La rosa di macchia (Rosa canina) appartiene alla grande e importante famiglia delle Rosacee e precisamente al genere Rosa, che comprende oltre 200 specie di arbusti e di rampicanti selvatici con fusto spinoso e con fiori dotati di 5 sepali e 5 petali. È detta anche canina perché anticamente veniva attribuito alla sua radice un particolare effetto antirabbico.

L’arbusto, a foglia caduca, è alto fino a 3 m e dal fusto verdastro recante numerosi rami: eretti quelli della parte inferiore, ricadenti con tanti brevi rametti quelli della parte superiore. Tutta la pianta è cosparsa di aculei più o meno uncinati.

Il vero frutto della rosa canina è quello che viene di solito indicato come seme. Il falso frutto, il cui nome scientifico è cinorrodo, durante la maturazione si presenta come una bacca ovoidale, rossa e liscia, sormontata dai sepali rinsecchiti e contenente numerosi “semi” (i veri frutti!)  che sono degli acheni ovali ricoperti di peli rigidi.

Dopo la caduta delle foglie, queste bacche permangono ancora per molto tempo sulla pianta e spesso sono commestibili anche dopo il disgelo. Assieme alle numerose specie di rose selvatiche che crescono nelle macchie, nelle radure in molti luoghi incolti, la rosa canina è spesso utile al giardiniere o al contadino che se ne serve per realizzare siepi decorative e da recinzione ai margini dei prati e dei giardini o per creare macchie di colore su distese di tappeti erbosi. I vivaisti, invece, usano il fortissimo attacco delle rose selvatiche come porta-innesto per altri rosari più fragili.

Rosa canina: proprietà terapeutiche e usi

I cinorrodi, ricchissimi di vitamina C (100 g di bacche ne contengono fino a 400 mg), si raccolgono in autunno, dopo le prime gelate, e si consumano preferibilmente freschi, dopo averli incisi lateralmente e avere eliminato semi e peluria. Così ridotti, si possono anche essiccare al sole e conservare in vasetti di vetro: potranno servire per preparare gustosi tè o per tisane e decotti utili contro le affezioni renali e vescicali. Oltre ad essere un’efficace cura preventiva contro i malanni di stagione, il consumo di queste preziose “bacche” (antidiarroiche, stomachiche, diuretiche, vermifughe, eccetera) costituisce altresì un ottimo corroborante-tonico generale.

A questo scopo, è particolarmente indicato il liquore medicinale che si ottiene dopo aver messo a macerare, una ventina di giorni, 100 g di frutti in 1 l di marsala secco. Dopo averlo filtrato, lo si conserva al fresco, meglio se in una bottiglia di vetro scuro, e lo si beve a bicchierini dopo i pasti principali.

Anche la gelatina di cinorrodi è dotato delle stesse proprietà terapeutiche. Si prepara facendo cuocere lentamente i frutti maturi, ricoperti d’acqua, per mezz’ora circa; si passano quindi al setaccio e si unisce alla polpa il succo di 1 limone e un uguale peso di zucchero. Si cuoce ancora per un’altra mezz’ora, sempre rimescolando, e si versa poi in vasetti di vetro chiudendo a caldo.