Nei campi umidi e freschi, e spesso anche nei fossi e lungo le scarpate, è facile imbattersi in una piantina considerata infestante e difficilmente estirpabile a causa della profonda penetrazione nel terreno del suo rizoma: si tratta dell’equiseto, detto anche coda cavallina, le cui virtù salutari meriterebbero senz’altro una conoscenza più approfondita da parte degli agricoltori, in modo che non la eliminassero completamente dai campi e conservarne almeno una parte per i vari utilizzi terapeutici.

Un tempo la pianta era ritenuta molto preziosa come toccasana per molti mali. Tuttavia le massaie la tenevano in considerazione anche per un altro scopo: essendo molto ricca di silice, risultava utile come abrasivo per pulire recipienti di metallo, in particolare quelli di rame.

Le proprietà medicinali dell’equiseto, come pure i costituenti che ne sono all’origine, sono stati recentemente riscoperti dopo un periodo di totale dimenticanza.

L’EQUISETO

La coda cavallina (Equisetum arvense) appartiene alla classe delle Crittogame vascolari, come le felci e i licopodi; possiede perciò le radici, ma non ha né fiori nei semi. Il nome deriva dalla somiglianza dei suoi rami sottili con i crini del cavallo (dal latino equus = cavallo e seta = setola, crine,  da cui anche il nome italiano di coda di cavallo).

Da famiglia delle Equisetacee, cui la coda cavallina appartiene, si presenta anche un’altra particolare caratteristica, che è quella di emettere, sulla stessa pianta, due fusti di tipo diverso: gli uni fertili  (cioè portanti gli sporangi), gli altri sterili.

Un’altra peculiarità delle Equisetacee consiste nel fatto che i fusti e rami di queste piante hanno una superficie ruvida, simile a carta vetrata, per la presenza di granuli di silice (quarzo) sull’epidermide che li rende scabri e perciò utilizzabili, come già s’è detto, per lucidare i metalli ed anche per levigare i legni duri, avorio eccetera.

L’equiseto è una pianta perenne che si riproduce per mezzo delle spore polverulente contenute negli sporangi, i quali stanno alla base di piccoli scudi raggruppati in una spiga gialla, lunga 4 cm. Tale spiga costituisce la parte terminale del fusto erbaceo fertile, emesso in primavera dal sottile rizoma sotterraneo della pianta.

Questo fusto è cilindrico, rossastro, alta circa 20 cm e privo di clorofilla. Compiuta la sua funzione riproduttiva, s’avvizzisce e, durante l’estate, viene sostituito dal fusto sterile, verde, scanalato, raramente più alto di 70 cm, diviso in segmenti separati tra loro da nodi, con rametti gracili (detti impropriamente foglie), ruvidi, disposti a verticillo intorno ai nodi.

Il fusto sterile e, in particolare, i ramoscelli verdi, raccolti a luglio e fatti essiccare all’aria aperta, sono l’unica parte della pianta dotata di principi attivi.

COME COLTIVARE L’EQUISETO

Se qualcuno desidera coltivare l’equiseto nel proprio orto, potrà farlo con discreta facilità. È noto che la pianta si riproduce naturalmente attraverso le spore, tuttavia è pure possibile trapiantare il rizoma, di colore nerastro, in primavera o in estate. Qualora lo si interri nel proprio giardino, è bene tenere presente che la pianta ama un’esposizione soleggiata e un terreno molto umido; la si può pertanto collocare nel terreno vicino a una fontana o un ruscello.