Tra le erbe spontanee che la natura ci offre primavera, una delle prime ad apparire è la cicoria selvatica, coltivata in numerose varietà sia per le sue foglie che per le sue radici e dalla quale deriva il radicchio. Ma mentre di quest’ultimo tutti noi conosciamo le caratteristiche ed è su tutti i mercati dei prodotti ortofrutticoli perché è presente in moltissimi orti familiari, della varietà selvatica poco sappiamo, anche se di scuro abbiamo ammirato in estate i suoi bellissimi fiori azzurri.

LA CICORIA SELVATICA

La cicoria era molto apprezzata nell’antichità soprattutto per le sue proprietà medicinali. Viene citata nel papiro di Ebers, il primo trattato medico egiziano risalente al 3º millennio a.C. Da allora i fitoterapisti sono rimasti fedeli a questa antica ed efficace “medicina”. Plinio il Vecchio, nella sua Storia Naturale, ne decanta le virtù antinevralgiche, diuretiche, stomachiche e colagoghe. Secondo il famoso medico greco Galeno (2º secolo) la cicoria selvatica è amica del fegato e non è “contraria allo stomaco”: per questo egli, come gli antichi medici greci e latini, la prescriveva spessissimo e curava con quest’ortaggio molte malattie dell’addome.

L’USO DELLA CICORIA

Anche le radici erano molto utilizzate in medicina. In Prussia, fin dalla seconda metà del secolo 18º, esse venivano tritate e torrefatte per ricavarne una bevanda da mescolare il caffè. L’esclusivo uso alimentare di questa pianta risale soltanto al secolo 17º. Coltivata da molto tempo negli orti, la cicoria ha dato origine, come già s’è detto, alle numerose varietà che oggi ne mangiamo, le quali sono sicuramente meno amare della specie da cui derivano, ma indubbiamente anche meno efficaci dal punto di vista terapeutico.